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Vladimir Vladimirovic Majákovskij – La nostra marcia

Vladimir V1adimirovic Majákovskij

 

La nostra marcia

 

Battete sulle piazze il calpestio delle rivolte!
In alto, catena di teste superbe!
Con la piena del secondo diluvio
laveremo le città dei mondi.
*
Il toro dei giorni è screziato.
Lento è il carro degli anni.
La corsa il nostro dio.
Il cuore il nostro tamburo.
*
Che c’è di più divino del nostro oro?
Ci pungerà la vespa d’un proiettile?
Nostra arma sono le nostre canzoni.
Nostro oro sono le voci squillanti.
*
Prato, distenditi verde,
tappezza il fondo dei giorni.
Arcobaleno, da’ un arco
ai veloci corsieri degli anni.
*
Vedete, il cielo ha noia delle stelle!
Da soli intessiamo i nostri canti.
E tu, Orsa maggiore, pretendi
che vivi ci assumano in cielo!
*
Canta! Bevi le gioie!
Primavera ricolma le vene.
Cuore, rulla come tamburo!
Il nostro petto è rame di timballi.

Mordecai Gebirtig – La nostra primavera

 

27 GENNAIO
Mordecai Gebirtig
La nostra primavera
Primavera negli alberi, nei campi, nei boschi,
Ma qui, nel ghetto, fa freddo ed è sempre autunno,
Ma qui, nel ghetto, tutto è desolazione e tristezza,
Come una casa in lutto – abitata dal dolore.
Primavera! Fuori i campi sono stati seminati,
Qui, intorno a noi, cresce solo la disperazione,
Qui, intorno a noi, crescono solo mura presidiate,
Sorvegliate, come in una prigione, nella notte più scura.
E’ Primavera, di già! Presto sarà maggio,
Ma qui, l’aria è gonfia di polvere da sparo e piombo.
La morte miete di continuo con la sua falce insanguinata
Un gigantesco cimitero – la terra.

 

Mordecai Gebirtig, autore di poesie e canzoni in Yiddish, era nato nel 1877 a Cracovia, in Polonia. Gebirtig fu confinato nel ghetto di Cracovia nel marzo 1942 e scrisse “La nostra primavera” nell’aprile dello stesso anno. Le parole descrivono la desolazione e la disperazione della vita nel ghetto.