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Yehuda Amichai – Mi ha assalito un’acre nostalgia,

Yehuda Amichai

Mi ha assalito un’acre nostalgia,
come la gente d’una vecchia foto che vorrebbe
tornare con chi la guarda, nella buona luce della lampada.

In questa casa, penso a come l’amore
in amicizia muta nella chimica
della nostra vita, e all’amicizia che ci rasserena
vicini alla morte.
E quanto è simile ai fili sparsi la nostra vita
che piú non sperano di tessersi in altro ordito.

Giungono dal deserto voci impenetrabili.
Polvere che profetizza polvere. Passa un aereo e ci chiude
sotto la lampo di un grosso sacco di destino.

E il ricordo di un viso amato di ragazza
trascorre per la valle, come quest’autobus notturno: molti
finestrini illuminati, molto viso di lei.
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Rebecca Matlou – Nostalgia

Rebecca Matlou

Nostalgia

Nostalgia tu non sei ripugnante
perciò mi sciogli il cuore
rompendolo in languidi frantumi
si, desidero ardentemente essere redentore
perché…..
Laggiù esseri umani vengono calpestati
Laggiù bambini vengono schiacciati
nonne macabramente polverizzate
divengono concime .
Laggiù, le strade sono vasche di sangue
Dove l’uomo viene dilaniato
dilaniato.. .
ecco anime in gabbia con catene
incatenate sino a che i loro polsi siano straziati
meccanicamente massacrate sino a ridurle cose
dolenti di fame e di animo
Tempesta sui ghetti senza tetto
veglia che piange i caduti
i caduti…..
Ecco dei modelli di dolore inflitto
Ecco gli umori contrastati dilaniati
da vermi che devono nutrire il seme del sadismo…
nostalgia tu non sei ripugnante.

Marina Cvetaeva – Nostalgia della patria!

Marina Cvetaeva

Nostalgia della patria!

Nostalgia della patria! Da tempo
un fastidio smascherato!
Per me assolutamente fa lo stesso –
dove assolutamente sola

trovarmi, per quali sassi a casa
trascinarmi con la borsa della spesa,
in una casa che nemmeno sa che è – mia,
come un ospedale o una caserma.

Per me fa lo stesso, in mezzo a quali
persone mostrare i denti come un leone
prigioniero, da quale cerchia di gente
essere ricacciata – immancabilmente –

dentro di me, nell’individualità dei sentimenti.
Orso della Kamciatka senza banchisa
dove non acclimatarmi (né mi sforzo!),
dove umiliarmi – per me è tutt’uno.

E non mi farò illudere neppure dalla lingua
nativa, dal suo latteo richiamo.
Mi è indifferente, da quale
passante non essere capita!,

(da un lettore, da un divoratore
di tonnellate di giornali, da un mungitore di dicerie…)
del ventesimo secolo – lui,
ma io di ogni secolo!

Stordita, come una trave
avanzata da un viale alberato,
per me tutti – sono uguali, per me tutto – è uguale,
e, forse, più uguale di tutto –

quel che era nativo – più di tutto,
tutti i segni da me, tutti i marchi,
tutte le date – come tolti da una mano:
anima, nata – in qualche dove.

Così il paese di me non si è curato,
il mio paese, che anche la spia più perspicace,
per tutta l’anima, in lungo e in largo,
non troverà macchia di nascita!

Ogni casa mi è estranea, ogni tempio vuoto,
e tutto – fa lo stesso, e tutto – è uguale.
Ma se lungo la strada un arbusto
spunta, specialmente un sorbo…

Giuseppe Ungaretti – Nostalgia

Giuseppe Ungaretti

Nostalgia

Quando
la notte è a svanire
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa
Su Parigi s’addensa
un oscuro colore
di pianto
In un canto
di ponte
comtemplo
l’illimitato silenzio
di una ragazza
tenue
Le nostre
malattie
si fondono
E come portati via
si rimane
Locvizza, il 28 settembre 1916

Sergej Rumjancev – Nostalgia

Sergej Rumjancev
Nostalgia

In preda all’inquietudine, o mio paese natale,
io, povero figlio, con dolore t’ho lasciato,
ed ora nell’intimo soffro, solo e in pena,
per quella triste separazione.

Soffro di dolore e di nostalgia
per i tuoi campi fecondi,
dove libero mi cullò nella sua culla dorata
la mia libera gioventú.

Rimpiango le tue pianure
dove la terra fulva nutre la bionda spiga
nell’asilo quieto
della tua pace beata.

Sempre cosí ti ricordo, o mio paese natale,
immerso nel sonno e nel silenzio.
Sparsi su te i suoi capelli, il sole
ti bacia col concerto dei suoi colori.

E tu, affondato nel quieto gorgo
di un secolare abbandono,
li specchi nel limpido cielo
dove lento si leva un fumo azzurro.

Sempre cosí sereno ti ricordo
nella mestizia dei miei sogni
e nei giorni piú duri la mia anima vagabonda
in te si rifugia e tace.

Sempre, oppresso dagli affanni,
nei gelidi amplessi della città,
io soffro ricordando i giorni passati
lontano da te, nella tristezza e nella sfortuna.

lo voglio, io voglio ritornare
e a te dedicare la mia vita,
abbracciare la madre desolata
e il mio dolore a lei confidare.

E tornerò, tornerò dai miei fratelli.
Tornerò solo e senza fortuna.
Tu riscaldami nel tuo abbraccio
come una povera madre il povero figlio!

Josè Louis Cavalieri – Nostalgia

Josè Luis Cavalieri
Argentina

Nostalgia

Lasciarsi abbracciare
e piangere
per quel che abbiamo
perso.
Lasciarsi mordere
da tutto quel
che manca.
Sentire i bianchi
denti
affondare fino alle ossa
di un impossibile scheletro
di ricordi.