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Wen Yi Duo – Acqua morta

Wen Yi Duo
Acqua morta

Questo è il fosso dell’acqua putrida e della disperazione,
non un alito di fresca brezza la increspa.
Meglio gettarci anche ferracci arrugginiti e pezzi di rame,
e senza rimorsi anche gli avanzi del pasto.
*
Forse i pezzi di rame vogliono diventare verdi come giada,
e sulle scatolette di latta si ricama qualche petalo di fior di pesco;
lasciamo che l’unto tessa sopra un  tessuto damascato,
e dalla muffa esca evaporando una rosea nuvola.
*
Lasciamo che l’acqua stagnante fermentando diventi  un fosso di verde vino,
pieno di bianca schiuma che fluttuante diventi una perla;
le piccole perle ridendo si trasformano in una grande perla,
rubata e rotta dall’ attacco dei moscerini.
*
E’ proprio il fosso della disperazione dell’acqua morta,
anche riesce ad avanzare un po’ di acqua chiara.
Se la rana non riesce a sopportare la solitudine,
forse dall’acqua stagnante esce un gracidio.
*
Questo è il fosso dell’acqua putrida e della disperazione,
Qui non è certo il luogo della bellezza,
allora è meglio che i malvagi la vengano a dissodare,
e vedremo che mondo ne sapranno tirar fuori.

(1899-1940)
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Gerard d’Houville – Piccola morta

Gerard d’Houville
Piccola morta

Sul tuo seno tenebroso, bimba triste dormente,
o Terra! io riposo, e mi stringo la bambola
unica mia confidente, dagli occhi dipinti che sa
i miei segreti, che non li dirà.
*
Così piccola, ero così saggia e pensosa
che occupai poco posto, feci poco rumore;
trascuravo la gioia e i giochi dell’età
e pensavo alla morte, le notturne ore.
*
Non ero ancora donna quando sono morta;
per questo la mia tomba, stretta come il letto,
non chiude alcun profumo né belletto,
né il mio primo specchio lucido d’acciaio.
*
Ho voluto, lontano dall’ombra e dai funebri marmi,
che penda quello specchio nei boschi che amavo;
vi si dondola, splendido frutto, tra gli alberi
in alto, perché nessun dito lo colga.
*
E che possa il mio specchio, tra salici e betulle,
vedere l’astro femmineo lento farsi rotondo
poiché tra i capelli sfioranti le spalle
non vide crescere seducente il mio seno.

Direen Atef Skafi Palestina

Direen Atef Skafi

dieci mesi, morta il 17 luglio 1989 ad Hebron

E’ accaduto – dice la madre – nella vecchia casa, l’estate scorsa.

Nel pomeriggio c’erano stati scontri violenti nel vicolo su cui si affacciavano le nostre finestre. I soldati lanciarono bombe lacrimogene. La nuvola di gas saliva e i vicini chiamarono per dirci di chiudere le finestre. Io ero in cucina… Direen dormiva nella nostra stanza… Andri a chiudere e la portai via, per tenerla vicina.

Le spruzzai anche in viso un profumo, che qualche volta contro i lacrimogeni, è efficace. Stava bene. O almeno così sembrava. Alle dieci le diedi la sua pappa, come sempre. Dieci minuti dopo dimostrò difficoltà di respirazione. Il viso era congestionato, non dava più segni di vita. Nelle strade erano ricominciati gli scontri e gli israeliani sparavano. La gente restava chiusa nelle proprie case…