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Hejar – Laye Laye

Hejar
Laye Laye

Laye Laye, Ninna Nanna,
piccolo fiore,
fiorellino del mio campo,
sii buono, so perché piangi,
la culla è un tormento, un’angoscia.
Tu dici: «’Perché sono io prigioniero?
Perché i polsi legati?
Soffre il mio corpo
stretto da fasce, chiuso nei lacci.
Se io non fossi kurdo,
sarei forse in catene,
umiliato? Allora perché
questi lacci, e catene crudeli?».
*

Laye Laye, Ninna Nanna,
sii buono, piccolo mio,
se non piangi ti dirò
perché per te vanno bene lacci e catene.
*
È vero, eroi innumerevoli
affollano il tuo passato
tu sei un kurdo, e sei fiero,
ma chi è kurdo oggi è solo,
nessuno lo aiuta
e per questo, gli toccano in sorte
lacci, catene, carcere.
Ti metto fasce
per abituarti, ora,
alle catene, perché fin da ora
tu impari a resistere
ai tormenti del carcere,
piccolo figlio, bambino mio.
*
Laye Laye, Ninna Nanna,
dormi, piccolo figlio mio,
dormi, speranza
delle mie mille speranze,
speranza in mille domani sconosciuti.