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Leopold Pindy Mamonsono – Incubo d’inferno

Leopold Pindy Mamonsono
Incubo d’inferno

Intorno ad un cratere
Una colomba di sogno annunciò
prossimamente il fuoco
E l’alba pianse
D’un rantolo infinito
ed il mare spruzzò, inesauribile
E la terra gridò
i suo tormenti di madre
Ed il mostro ferito
Lo caricò a testa bassa
l’Apartheid era vinto.

Salvatore Quasimodo – Ancora dell’inferno

Salvatore Quasimodo
Ancora dell’inferno

Non ci direte una notte gridando

dai megafoni, una notte
di zagare, di nascite, d’amori
appena cominciati, che l’idrogeno
in nome del diritto brucia
la terra. Gli animali i boschi fondono
nell’Arca della distruzione, il fuoco
e’ un vischio sui crani dei cavalli,
negli occhi umani. Poi a noi morti
voi morti direte nuove tavole
della legge. Nell’antico linguaggio
altri segni, profili di pugnali.
Balbetterà qualcuno sulle scorie,
inventerà tutto ancora
o nulla nella sorte uniforme,
il mormorio delle correnti, il crepitare
della luce. Non la speranza
direte voi morti alla nostra morte
negli imbuti di fanghiglia bollente,
qui nell’inferno.

Edith Sodergran – L’Inferno

Edith Sodergran

L’Inferno
Che splendore, l’inferno.
La morte non la nomina
nessuno, all’inferno. L’inferno
è murato nel ventre della terra,
rallegrato di fiori di fuoco.
Nessuno dice frasi senza senso,
all’inferno; nessuno beve, o dorme,
o sta fermo, o riposa.
Nell’inferno, nessuno parla. Gridano
tutti, e non sono lacrime le lacrime,
la pena non fa presa.
Non ci si ammala, all’inferno, e non ci si annoia.
L’inferno è immutabile, eterno.

Salvatore Quasimodo. – Ancora dell’inferno

Salvatore Quasimodo.

Ancora dell’inferno

Non ci direte una notte gridando
dai megafoni, una notte
di zagare, di nascite, d’amori
appena cominciati, che l’idrogeno
in nome del diritto brucia
la terra. Gli animali i boschi fondono
nell’Arca della distruzione, il fuoco
e’ un vischio sui crani dei cavalli,
negli occhi umani. Poi a noi morti
voi morti direte nuove tavole
della legge. Nell’antico linguaggio
altri segni, profili di pugnali.
Balbettera’ qualcuno sulle scorie,
inventera’ tutto ancora
o nulla nella sorte uniforme,
il mormorio delle correnti, il crepitare
della luce. Non la speranza
direte voi morti alla nostra morte
negli imbuti di fanghiglia bollente,
qui nell’inferno.

Salvatore Quasimodo – Ancora dell’inferno

Salvatore Quasimodo
Ancora dell’inferno
Non ci direte una notte gridando
dai megafoni, una notte
di zagare, di nascite, d’amori
appena cominciati, che l’idrogeno
in nome del diritto brucia
la terra. Gli animali i boschi fondono
nell’Arca della distruzione, il fuoco
e’ un vischio sui crani dei cavalli,
negli occhi umani. Poi a noi morti
voi morti direte nuove tavole
della legge. Nell’antico linguaggio
altri segni, profili di pugnali.
Balbettera’ qualcuno sulle scorie,
inventera’ tutto ancora
o nulla nella sorte uniforme,
il mormorio delle correnti, il crepitare
della luce. Non la speranza
direte voi morti alla nostra morte
negli imbuti di fanghiglia bollente,
qui nell’inferno.