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Aleksandr Blok – Firenze- 7 poesie

Aleksandr Blok

Firenze- 7 poesie

" Firenze."
Muori, Firenze, Giuda,
svanisci nelle tenebre dei secoli!
Ti scorderò nell’ora dell’amore,
non sarò con te nell’ora della morte!
O bella, deridi te stessa,
hai perduta l’antica leggiadria!
Da una putrida grinza sepolcrale
sono alterate le tue fattezze!
Ansano le tue automobili,
mostruose sono le tue case,
alla gialla polvere d’Europa
tu stessa ti sei consegnata!
Tintinnano i bicicli nella polvere
là dove fu bruciato il santo monaco,
dove Leonardo scrutava le tenebre
ed il Beato sognava azzurri sogni!
Tu impensierisci gli sfarzosi Medici,
vai calpestando i tuoi gigli,
ma non puoi rianimarti nella polvere
di questo pigia pigia mercantile!
Gemito strascicato di una messa nasale
e odore cadaverico di rose nelle chiese
-peso smisurato dell’angoscia –
dissolviti nei secoli purificatori!
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maggio- giugno 1909
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Firenze, sei un iride soave.
Per chi tutto il giorno ho languito
di un amore lungo, disperato
nella polvere delle Cascine?
Oh, è dolce ricordare lo sconforto:
sognare e vivere nei tuoi recessi;
ridursi nell’antica tua calura,
nella mitezza del cuore che invecchia…
Ma è destinato che ci si divida,
e attraverso lontane contrade
sognerò le tue iridi fumose,
come la mia prima giovinezza.
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giugno 1909
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Una lunga, placida passione
al mio animo s’apprende,
l’iride fumosa, iride soave,
rivolo di fragranza,
mi ingiunge di passare tutti i fiumi
con vele gonfie d’aria,
mi ingiunge di sommergermi per sempre
in questi cieli vespertini, e quando
mi sarò abbandonato alla calura,
la calura azzurra della sera
mi trascinerà via con un’onda
azzurra nell’azzurro.
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giugno 1909
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Bruciano le pietre incandescenti
il mio sguardo febbrile.
Fumose iridi in fiamme
sembra che stiano per volare.
Oh, desolazione irrimediabile,
io ti conosco a memoria!
Nel nero cielo d’Italia
mi specchio con l’anima nera.
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giugno 1909
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Finestre di logge sul nero cielo,
e un riflettore sul palazzo antico.
Eccola, passa, adorna di rabeschi,
con un sorriso sul volto abbronzato.
Ed il vino già intorbida il mio sguardo,
come fuoco dilaga per le vene…
Che debbo cantarvi stasera,signora,
perchè siano dolci i vostri sogni?
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giugno 1909
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Nella’accidia del caldo fiorentino
sono più poveri i tuoi sentimenti;
tacciono gli scalini delle chiese,
senza gaiezza germogliano i fiori.
Risparmia un briciolo di sentimento,
conserva almeno la bugia creativa:
solo nel lieve battello dell’arte
potrai salpare dal tedio del mondo.
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17 maggio 1909
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Con azzurrognolo fumo
il caldo serale s’innalza,
re delle valli toscane….
Sfiorandoti senza indugiare,
come un pipistrello si lancia
sotto un lampione di strada….
Ed ecco già nelle valli
una gran folla di fuochi,
e nelle vetrine in risposta
un luccicare di gemme,
celano le montagne la città
nelle loro tenebre azzurrine,
ed i signori traggono diletto
da una canzone triviale….
L’iride polverosa esala fumo,
e spumeggia d’una lieve spuma
un boccale di Lacrime di Cristo…
Intreccia balli e mettiti a cantare
al banchetto, Firenze traditrice,
con la ghirlanda di rose bruciate!…
Fammi impazzire con una canzone
intorno a un amore fedele,
e rendi insonne la notte,
e strappa le corde, e percuoti
il tuo tamburello sonoro,
nascondendo i singhiozzi!
In un deserto vicolo si affligge,
si affligge la tua anima….
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agosto 1909
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Franco Fortini – Sestina a Firenze

Franco Fortini

Sestina a Firenze

Sempre all’inverno delle torri un fiore
si posa appena aprile apre la terra
con il suo giunco d’aria e agita argento
al riso desolato delle sale
alle armi dei chiostri. Un fiore d’erba
d’aliti cauti anima le pietre.
*
Sterili strenue adolescenti pietre
più del variare dei nuvoli in fiore
e della virtù avara di ogni erba
che corse le stagioni della terra
foste scienza per me d’amaro sale
impenetrabili torri d’argento
*
e innanzi a voi negli inverni d’argento
volli eguagliare entro di me le pietre
essere asciutto scintillio di sale
pensiero e forma limpida di fiore
senza peso né ombra sulla terra
senza perire più come fa l’erba.
*
Ma ora è la virtù breve dell’erba
quanto mi resta invece, il breve argento
degli steli che odorano la terra
sui carri del tramonto. Alle tue pietre,
città amara, mi guidi, ora che il fiore
eterno al gelo delle torri sale.
*
Ritorno, in cima alla memoria sale,
e ne sorrido, quel tempo: ero erba
e sono, che dissolto al sole il fiore
sibili rade sillabe d’argento
al vento inaridito delle pietre
e pieghi in pace l’ombra della terra.
*
Dunque verso quell’ombra alla mia terra
vengo da sempre e alle deserte sale
dei templi e delle logge dove il fiore
di Firenze scolora antico e l’erba
parla dei morti fra i marmi d’argento.
Ma per questa mia pace ultima, pietre,
*
se il vento sale e il sereno alle pietre,
se aprile grida argento, abbia la terra
sempre chi l’erba e il tempo intenda e il fio

Mario Luzi – Sia detto

Mario Luzi
“Per Commemorare la strage
di via dei Georgofili a Firenze”

Sia detto

Sia detta a te, Firenze,
questa amara devozione:
città colpita al cuore,
straziata, non uccisa;
unanime nell’ira,
siilo nella preghiera.
Vollero accecarti, essi,
della luce che promani,
illumina tu, allora,
col fulgore della collera
e col fuoco della pena
loro, i tuoi bui carnefici,
perforali nella tenebra
della loro intelligenza, scavali
nel macigno del loro nero cuore.
Sii, tra grazia e sofferenza,
grande ancora una volta,
sii splendida, dura
eppure sacrificale.
Ti soccorra la tua pietà antica,
ti sorregga una fierezza nuova.
Sii prudente, sii audace.
Pace, pace, pace.

il La strage di via dei Georgofili è stato un attentato dinamitardo
avvenuto nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993 tramite l’esplosione di un’autobomba

Igor Markevitch & Alessandro Sinigaglia – Insorgiamo

Igor Markevitch & Alessandro Sinigaglia
Insorgiamo
Insorgiam !
ci chiamano gli schiavi
sbirri della Libertà
i bastardi non figli degli avi
che fecer la nostra unità
il fascismo ci rese ribaldi
vili servi del gran capital
freme ai noi Garibaldi
muoia dunque chi vili ci fà
vanno sul mondo
mosse al vento di vittoria
van le Bandiere Rosse
a rinnovar la storia
dagli aspri monti ai piani
cantano i Partigiani
dagli aspri monti ai piani
cantano i Partigiani