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Carlo Michelstaedter – Poiché il dolore l’animo m’infranse

Carlo Michelstaedter

Poiché il dolore l’animo m’infranse
per me non ebbe più la vita un fiore…
e pure inconscio iva cercando amore
l’animo offeso.

Ahi ti vidi e a te il pensier rivolsi
a te che pura sei siccome un giglio…
… Le lacrime mi sgorgano dal ciglio
invirilmente.

Oh mia fanciulla, oh tu non hai compreso
di quanto amore io t’ami. Ed un dolore
nuovo, più intenso mi attanaglia il cuore
che tu feristi.

Se m’ami Elsa a che mi fai soffrire?
Tu della vita mia unico raggio
tu che sola m’infondi quel coraggio
che mi fa vivo!

Lo sguardo mio non t’ha saputo dire
non t’han saputo dir le mie parole
quello che dice all’universo il sole,
amore! amore!?

3 aprile 1905
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Attila József Il dolore

Attila József

Il dolore

Il dolore è un postino grigio, muto,
col viso scarno, gli occhi azzurro-chiari;
gli pende giù dalle fragili spalle
la borsa, scuro e logoro ha il vestito.

Dentro al suo petto batte un orologio
da pochi soldi; timido egli sguscia
di strada in strada, si stringe alle mura
delle case, sparisce in un portone.

Poi bussa. Ed ha una lettera per te.

Abdullah Al-Utaybi – Kuweit – Dolore

Abdullah Al-Utaybi
Kuweit
Dolore
Gli stormi dei cardellini muoiono la sera
nel fuoco della luce della luna.
Aprile e belle speranze
muoiono uccidendosi con gli alberi che si denudano.
La freschezza della canzone popolare e delle melodie
si secca col silenzio,
sulla corda dello strumento musicale.
Sui passi degli innamorati
sono fiori di sangue germogliati
e rose del pericolo;
in un orizzonte desiderato ardentemente dagli astri,
nuvole infiammate e piogge di sassi.
La notte è senza luna per i compagni di veglia
e la vigna non dà vino agli assetati.
O Patria abbandonata dalle stelle,
dalle nuvole bianche e dai freschi pensieri!
O Patria, una nuova ferita sanguinai.
Ci saranno lungo la strada altre ferite?
Note
Poesia dedicata al Libano, nel corso della guerra civile.

Nazik al–Mala’ika – Grazie al dolore

Nazik al -Mala’ika

Grazie al dolore

Grazie del dolore

che rende i nostri cuori più delicati e forti.

Grazie al piombo

che c’insegna il valore del canto

e ci ricorda l’appuntamento fuggente e il bacio dimenticato.

Grazie alle prigioni

che fan tornare alla mente l’azzurro del

cielo e il tocco delle erbe vaghe.

E grazie al mondo…

sui suoi aspetti più neri scriviamo questi incliti poemi.

Grazie a Nerone, a Caligola, a Hiroshima,

alla cella sbarrata e alla croce uncinata,

alle bare, alle epidemie, ai cancri del sangue;

essi ci ricordano la vita che fu… e gli imminenti oblii.

Grazie agli incubi –

dice l’uomo timoroso –

essi aprono le strade chiuse e guidano al tempo pacifico.

E grazie alla notte

che i volti dei tiranni rende più laidi e neri.

Ai pugnali schifosi e alle zanne ben

fisse.

E grazie al pianto…

E grazie ai nazisti e ai tribunali dell’inquisizione… e a Ponzio Pilato.

E grazie al mio cuore…

che continua ad amarvi.

Alekos Panagulis – Aspetto del dolore

Alekos Panagulis
Aspetto del dolore
A Lady Fleming
Il pensiero ora non mi parla il cuore neanche
Forse sono stanchi
forse non hanno niente da dire
forse sono aridi
E il silenzio
(che somiglia alla morte)
chiedono di soffocare grida inarticolate
Dove germogliavano figure dipinte
(immagini di vita)
ora
si proiettano ombre terrificanti
*
Sono strane ombre
il loro schema cambia senza sosta
come se ballassero su un motivo
(un motivo senza ritmo)
scandito da grida inarticolate
*
Assurdo tutto questo
Forse
E’ un’altra forma del dolore
Forma
Che fino a ieri non conoscevo
Settembre 1971
(Durante uno sciopero della fame e
dopo il fallimento di un tentativo di fuga,
quando ho saputo che Lady Fleming era stata arrestata.)