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Marina Cvetaeva – Nostalgia della patria!

Marina Cvetaeva

Nostalgia della patria!

Nostalgia della patria! Da tempo
un fastidio smascherato!
Per me assolutamente fa lo stesso –
dove assolutamente sola

trovarmi, per quali sassi a casa
trascinarmi con la borsa della spesa,
in una casa che nemmeno sa che è – mia,
come un ospedale o una caserma.

Per me fa lo stesso, in mezzo a quali
persone mostrare i denti come un leone
prigioniero, da quale cerchia di gente
essere ricacciata – immancabilmente –

dentro di me, nell’individualità dei sentimenti.
Orso della Kamciatka senza banchisa
dove non acclimatarmi (né mi sforzo!),
dove umiliarmi – per me è tutt’uno.

E non mi farò illudere neppure dalla lingua
nativa, dal suo latteo richiamo.
Mi è indifferente, da quale
passante non essere capita!,

(da un lettore, da un divoratore
di tonnellate di giornali, da un mungitore di dicerie…)
del ventesimo secolo – lui,
ma io di ogni secolo!

Stordita, come una trave
avanzata da un viale alberato,
per me tutti – sono uguali, per me tutto – è uguale,
e, forse, più uguale di tutto –

quel che era nativo – più di tutto,
tutti i segni da me, tutti i marchi,
tutte le date – come tolti da una mano:
anima, nata – in qualche dove.

Così il paese di me non si è curato,
il mio paese, che anche la spia più perspicace,
per tutta l’anima, in lungo e in largo,
non troverà macchia di nascita!

Ogni casa mi è estranea, ogni tempio vuoto,
e tutto – fa lo stesso, e tutto – è uguale.
Ma se lungo la strada un arbusto
spunta, specialmente un sorbo…