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Corrado Alvaro – A un compagno

Corrado Alvaro
A un compagno

Se dovrai scrivere alla mia casa,
Dio salvi mia madre e mio padre,
la tua lettera sarà creduta
mia, e sarà benvenuta.
Cosi la morte entrerà
e il fratellino la festeggerà.
*
Non dire alla povera mamma
che io sia morto solo.
Dille che il suo figliolo
più grande è morto con tanta
carne cristiana intorno.
*
Se dovrai scrivere alla mia casa,
Dio salvi mia madre e mio padre,
non vorranno sapere
se sono morto da forte.
Vorranno sapere se la morte
sia scesa improvvisamente
*
Di’ loro che la mia fronte
è stata bruciata là dove
mi baciavano, e che fu lieve
il colpo, che mi pareva
il bacio di tutte le sere.
*
Di’ loro che avevo goduto
tanto, prima di partire,
che non c’era segreto sconosciuto
che mi restasse a scoprire;
che avevo bevuto, bevuto
tanta acqua limpida, tanta,
e che avevo mangiato con letizia;
che andavo incontro al mio fato,
quasi a cogliere una primizia
per addolcire il palato.
*
Di’ loro che c’era gran sole
pel campo, e tanto grano
che mi pareva il mio piano;
che c’eran tante cicale
che cantavano; e a mezzo giorno
pareva che noi stessimo a falciare,
con gioia, gli uomini intorno.
*
Di loro che dopo la morte
è passato un gran carro
tutto quanto per me;
che un uomo, alzando il mio forte
petto, avea detto: — Non c’è
uomo più bello preso dalla morte.
Che mi seppelliron con tanta
tanta carne di madri in compagnia,
sotto un bosco d’ulivi
che non intristiscono mai;
che c’è vicina una via
ove passano i vivi
cantando con allegria.
*
Se dovrai scrivere alla mia casa,
Dio salvi mia madre e mio padre,
la tua lettera sarà creduta
mia, e sarà benvenuta.
Così la morte entrerà
e il fratellino la festeggerà.
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Charles Aznavour Compagno

Charles Aznavour
Compagno

Compagno
Tu eri il mio unico amico, il mio compagno
Entrambi ci hanno fatto barricate
Maquis, commandos, imboscate
Il mio compagno

Compagno
Domenica marciando in corteo
Improvvisamente ho visto lì su una piattaforma
Visibilmente Eri rosa in grado
Il mio compagno

Compagno
Il più grande venire darvi un abbraccio
Era solo le mani giunte e abbracci
Ha fatto un’impressione Masquerade
Il mio compagno

Compagno
Io qui ho fatto la mia mente bullismo
Dormiamo completamente vestito, notti fredde
La cosa importante è non ammalarsi
Il mio compagno

Compagno
Vedo solo un po ‘di cielo grigio
E mura che sfidano qualsiasi escalation
Questa non è una prigione da cui si sfugge
Il mio compagno

Compagno
La mattinata è finita brigate
A mezzogiorno è tempo di camminare
E a sogni notturni sono in fuga
Il mio compagno

Compagno
Ho imparato che ci hanno fornito un’ambasciata
Da qualche parte in Caracas o Belgrado
Più si ride più, sai, io retrograda
Il mio compagno

Compagno
E ‘qui mi fermo la mia piagnistei
Vedere sai che in uno o due decenni
E mi segno come nei giorni della nostra romp
Il tuo compagno

Tu eri il mio unico amico, il mio compagno
Entrambi abbiamo fatto le barricate
Maquis, commandos, imboscate
Il mio compagno.

 

Tahar Ben Jelloun – Compagno

Tahar Ben Jelloun
MAROCCO

Compagno

Compagno,
Sci vaccinato contro tutte le malattie, tutte?
Sei schedato per l’imballaggio e l’amore
per offrire sangue voce muscoli corpo
Alla prosperità delle loro industrie
A1 benessere dell’umanità
Alla Croce Rossa e alla Cassa Malattia?
Sei pronto per riportare al tuo paese
denaro straniero e raccontare
«Laggiù, sì laggiù, ah! laggiù
non è come qui…»

Nelle baracche di metallo, in tredici, in sette,
affollati di fraternità
con la solitudine, il silenzio
tra il sogno e la fabbrica,
col desiderio sempre represso:
no, niente prostitute per il nordafricano.
Vogliono che uccidi l’arabo che è in te
dicono che porti germi di barbarie
ti vogliono in un altro corpo, un’altra pelle
loro ti vogliono
come vogliono le tue casse di arance
le tue scatole di conserva
ti vogliono
senza volto, senza sguardo, senza nome, senza famiglia
senza figli
senza desiderio, senza desiderio.
Ti vogliono forza,
assoluta come una cifra.

Franco Fortini – Per un compagno ucciso

Franco Fortini
Per un compagno ucciso

Eri ogni ora dentro la quieta letizia
dell’uomo che ha vinto i tiranni;
non temevi gli inganni della nostra malizia,
non chiedevi più niente al tuo amore.
Sono cadute in profondo le città, dalle fosse

ci chiedono pietà tutti perduti i morti,
ma tu levi il sorriso devotamente
da altri tempi; e noi non piangiamo per te.
Noi condurremo i passi dei nostri figli !
sopra la terra, più lieve dal tuo morire,
e guideremo l’amore avvenire e il canto
dov’hai amato per noi l’ultima volta.

Lo spillo apre la gemma e l’acqua apre il mattino
dentro il turchino di marzo, al nostro paese.
lo ricordo per te parole antiche d’Italia
e fissano gli amici dai vetri la sera e la neve