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Carlo Betocchi – Io un’alba guardai il cielo e vidi

Carlo Betocchi

Io un’alba guardai il cielo e vidi

Io un’alba guardai il cielo e vidi
uno spazioso aere sulla terra perduta;
negletta cosa stava tra i suoi lidi,
tra gli spenti smeraldi oscura e muta.

Innumerevoli angioli neri vidi
volanti insieme ad una plaga sconosciuta
recando seco trasparenti e vivi
diamanti d’ombra eternamente muta.

Andava questo furioso stuolo
estenuandosi verso il fil d’occidente
e lo seguia un intenerito volo
di cerulee colombe alte e lente.

E apparvero, con le puntute ali
di bianco fuoco vivo drizzate e ardenti
gli angeli dalle vallate orientali,
le estreme piume rosee e languenti.

In un immenso lago alto e candido
nascean singolari fronde meravigliose,
le rovesce vallate un lume madido
di rugiade correa, fonde e muschiose.

E dentro i nostri cuori era come
dentro valli ripiene di nebbie e di sonno
un lento ascendere dello splendore
che poscia illuminò i monti del mondo.

Mario Luzi – Oscillano le fronde, il cielo invoca

Mario Luzi
Oscillano le fronde, il cielo invoca
Oscillano le fronde, il cielo invocala luna.
Un desiderio vivo spira
dall’ombra costellata, l’aria giuoca
sul prato. Quale presenza s’aggira?
Un respiro sensibile fra gli alberi
è passato, una vaga essenza esplosa
volge intorno ai capelli carezzevole,
nel portico una musa riposa.
Ah questa oscura gioia t’è dovuta,
il segreto ti fa più viva, il vento
desto bel rovo sei, sei tu venuta
sull’erba in questo lucido fermento.
Hai varcato la siepe d’avvenire,
sei penetrata qui dove la lucciola
vola rapida a accendersi e sparire,
sfiora i bersò e lascia intatta la tenebra.

Chaim) – Se il cielo fosse bianco di carta

(Chaim)

Se il cielo fosse bianco di carta

Se il cielo fosse bianco di carta
e tutti i mari neri d’inchiostro
non potrei dire a voi miei cari
quanta tristezza ho in fondo al cuore
quale il pianto quale il dolore
intorno a me
*
Ci sveglia l’alba nel livore
di noi sparsi nella foresta
a tagliar legna seminudi
coi piedi scalzi e sanguinanti
ci hanno tolto scarpe e mantello
dormiamo in terra
*
Quasi ogni notte come un rito
ci danno la sveglia a bastonate
Franz ride e lancia una carota
e noi come larve affamate
ci si contende unghie e denti
l’ultima foglia
*
Due ragazzi sono fuggiti
ci hanno raccolti in un quadrato
uno su cinque han fucilato
e anche se io non ero il quinto
non ha domani questo campo
e io non vivo
*
Questo è l’addio a tutti voi
genitori cari
fratelli amici
vi saluto e piango
Chaim

Note
La canzone è l’adattamento della lettera
che il quattordicenne ebreo Chaim,
ucciso nel campo di concentramento
di Pustkòv, riuscì a consegnare
a un contadino polacco attraverso il filo
spinato. È compresa tra le «Lettere
dei condannati a morte della Resistenza europea».
L’adattamento del testo e
la musica sono di Ivan Della Mea.

Chaim – Se il cielo fosse bianco di carta

Chaim

Se il cielo fosse bianco di carta

Se il cielo fosse bianco di carta
e tutti i mari neri d’inchiostro
non potrei dire a voi miei cari
quanta tristezza ho in fondo al cuore
quale il pianto quale il dolore
intorno a me
*
Ci sveglia l’alba nel livore
di noi sparsi nella foresta
a tagliar legna seminudi
coi piedi scalzi e sanguinanti
ci hanno tolto scarpe e mantello
dormiamo in terra
*
Quasi ogni notte come un rito
ci danno la sveglia a bastonate
Franz ride e lancia una carota
e noi come larve affamate
ci si contende unghie e denti
l’ultima foglia
*
Due ragazzi sono fuggiti
ci hanno raccolti in un quadrato
uno su cinque han fucilato
e anche se io non ero il quinto
non ha domani questo campo
e io non vivo
*
Questo è l’addio a tutti voi
genitori cari
fratelli amici
vi saluto e piango

Note
La canzone è l’adattamento della lettera che il quattordicenne ebreo Chaim, ucciso nel campo di concentramento di Pustkòv, riuscì a consegnare a un contadino polacco attraverso il filo spinato. È compresa tra le «Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea». L’adattamento del testo e la musica sono di Ivan Della Mea.

Tratto da
Patria Indipendente