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Francesco Berni – Sonetto contro la moglie

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Francesco Berni

Sonetto contra la moglie

Cancheri , e beccafichi magri arrosto,
e’ magnar carne salsa senza bere;
essere stracco e non poter sedere,
aver il fuoco appresso e ‘1 vin discosto;
riscuoter a bell’agio e pagar tosto,
e dar ad altri per dover avere;
esser ad una festa e non vedere,
e de gennar sudar come di agosto;
aver un sassolin nella scarpetta,
et una pulce drento ad una calza,
che vali in su in giù per istaffetta;
una mano imbrattata ed una netta;
una gamba calzata ed una scalza;
esser fatto aspettar ed aver fretta;
chi più n’ha più ne metta,
e conti tutti i dispetti e le doglie:

ché la peggior di tutte è l’aver moglie

Francesco Berni – Mando fatto in Abruzzi contro amore dispettoso

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Francesco Berni
Mando fatto in Abruzzi
contro amore dispettoso
[Dalla Badia di San Giovanni in Venere]
Amor, io te ne incaco,
se tu non mi sai far altri favori,
perch’io ti servo, che tenermi fuori..
Può far Domenedio che tu consenti
che una tua cosa sia
mandata nell’Abruzzo a far quitanze,
e diventar fattor d’una badia
in mezzo a certe genti
che son nemiche delle buone usanze?
Or s’a queste speranze
sta tutto il resto de’ tuoi servitori,
per nostra Donna, Amor, tu me snamori.

Francesco Berni – Sonetto del bacciliero

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Francesco Berni
Sonetto del bacciliero
Piangete, destri, il caso orrendo e fiero’,
piangete, cantarelli, e voi, pitali,
né tenghin gli occhi asciutti gli orinali,
ché rotto è ‘1 pentolin del baccilier
dimostra apertamente il vero
di giorno in giorno a gli occhi de’ mortali,
che por nostra speranza in cose frali
troppo nasconde el diritto sentiero.
Ecco, chi vide mai tal pentolino?
Destro, galante, leggiadretto e snello:
natura il sa, che n’ha perduta l’arte;
sallo la sera ancor, sallo il mattino,
che ‘1 vedevon tal or portar in parte
ove usa ogni famoso cantarello.

Francesco Berni – Sonetto Al Divizio

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Francesco Berni
Sonetto Al Divizio
Monsignor Angelo Divizi Da Bibbiena

[Dalla Badia di San Giovanni in Venere)

Divizio mio, io son dove il mar bagna
la riva a cui il Battista dove il nome mise
e quella donna che fu già di Anchise
non mica scaglia ma bona compagna’.
Qui non si sa che sia Francia né Spagna,
né lor rapine ben o mal divise;
se non che chi al lor giogo si summise
grattisi ‘1 cul, s’adesso in van si lagna.
Fra sterpi e sassi e villan rozzi e fieri,
pulci, pidocchi e cimici a furore,
men vo a sollazzo per aspri sentieri;
ma pur Roma ho scolpita in mezzo il cuore,
e con gli antichi miei pochi pensieri
Marte ho nella brachetta e in culo Amore.

Francesco Berni – Sonetto alla sua donna

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Francesco Berni
Sonetto alla sua donna

Chiome d’argento fino, irte e attorte’
senz’arte intorno ad un bel viso d’oro’;
fronte crespa, u’ mirando io mi scoloro,
dove spunta i suoi strali Amor e Morte;

occhi di perle vaghi, luci torte

da ogni obietto diseguale a loro’;
ciglie di neve, e quelle, ond’io m’accoro,
dita e man dolcemente grosse e corte;
labra di latte’, bocca ampia celeste;
denti d’ebeno rari e pellegrini;
inaudita ineffabile armonia’;
costumi alteri e gravi: a voi, divini
servi d’Amor, palese fo che queste
son le bellezze della donna mia.
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Francesco Berni – Per Clemente VII

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Francesco Berni

Per Clemente VII

Un papato composto di rispetti’,
di considerazioni e di discorsi,
di pur, di poi, di ma, di se, di forsi,
de pur assai parole senza effetti;
di pensier, di consigli, di concetti,
di confetture magre per apporsi’;
d’intrattenerti, pur che non si sborsi
con audienze, risposte e bei detti;
di pie’ di piombo e di neutralità,
di pazienza, di dimostrazione
di fede, di speranza e carità;
d’innocenzia, di buona intenzione,
ch’è quasi come dir semplicità,
per non li dar altra interpretazione.
Sia con sopportazione,
lo dirò pur, vedrete che pian piano
farà canonizzar papa Adriano’.

Francesco Berni – Sonetto del Baccigliero

 

  Francesco Berni

Sonetto del bacciliero

Piangete, destri, il caso orrendo e fiero’,

piangete, cantarelli, e voi, pitali,

né tenghin gli occhi asciutti gli orinali,
ché rotto è ‘1 pentolin del baccilier

dimostra apertamente il vero

di giorno in giorno a gli occhi de’ mortali,

che por nostra speranza in cose frali
troppo nasconde el diritto sentiero.

Ecco, chi vide mai tal pentolino?

Destro, galante, leggiadretto e snello:

natura il sa, che n’ha perduta l’arte;

sallo la sera ancor, sallo il mattino,

che ‘1 vedevon tal or portar in parte
ove usa ogni famoso cantarello.

Francesco Berni – [Voto di Papa Clemente VII]

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Francesco Berni

[Voto di Papa Clemente VII]

[Marzo 1529]
Quest’è un voto che papa Clemente
a questa Nostra Donna’ ha sodisfatto.
Perché di man d’otto medici un tratto
lo liberò miracolosamente
Il pover’uom non aveva niente;
e se l’aveva, non l’aveva affatto;
questi sciaurati avevan tanto fatto,
che l’amazzavan resolutamente.
Al fin Dio l’aiutò, che la fu intesa;
e detton la sentenzia gli orinali,
che ‘1 papa aveva avut’un po’ di scesa.
E la vescica fu de’ cardinali,
che per venir a riformar la chiesa
s’avevan già calzati gli stivali.
Voi, maestri cotali,
medici da guarir tigna e tinconi,
sète un branco di ladri e di castroni.

Francesco Berni – Sonetto di Papa Clemente [VII]

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Francesco Berni

 Sonetto di Papa Clemente [VII]

[contro l’accordo]

 

[Roma, 1527]

 

Può far il ciel però, papa Clemente,
ciò è papa castron, papa balordo,
che tu sie diventato cieco e sordo,
et abbi persi tutti i sentimenti?
Non vedi tu, non odi o non senti
che costor voglion teco far l’accordo
per ischiacciarte il capo come al tordo,
co i lor prefati antichi trattamenti?
Egli è universale oppenione
che sotto queste carezze et amori

 ei ti daran la pace di Marcone’.

Ma so ben io, gli Iacopi e’ Vettori,
Filippo, Baccio, Zanobi e Simone,
e’ compagni di corte e cimatori’,
vogliono e lor lavori
poter mandare alle fiere e a’ mercati,
e non fanno per lor questi soldati.
Voi, domini imbarcati’,
Renzo, Andrea d’Oria e Conte di Gaiazzo’,
vi menarete tutti quanti il cazzo
il papa andrà a solazzo
il sabbato alla vigna o a Belvedere,
e sguazzarà che sarà un piacere.
Voi starete a vedere;
che è e che non è, una mattina
ci sarà fatto a tutti una schiavina

Francesco Berni – Sonetto al signor D’Arimini

 

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Francesco Berni

 

Sonetto al signor D’Arimini

 

 

[contro Sigismondo Malatesta]

 

[1527)

 Empio signor’, che della robba altrui

lieto ti vai godendo e del sudore,
venir ti possa un cancaro nel cuore,
che ti porti di peso a i regni bui.
E venir possa un cancaro a colui
che di quella città ti fé signore;
e se gli è altri che ti dia favore,
possa venir un cancaro anche a lui.,
Ch’io ho voglia de dir, se fusse Cristo
che consentisse a tanta villania,
non potrebb’esser che non fusse un tristo.
Or tiènla, col malan che Dio te dia,
quella, e ciò che tu hai di mal acquisto:
che un di mi renderai la robba mia.
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