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Walt Whitman – Noi due, quanto a lungo fummo ingannati

 

Walt Whitman

 

Noi due, quanto a lungo fummo ingannati

 

Noi due, quanto a lungo fummo ingannati,
ora metamorfosati fuggiamo veloci come fa la Natura,
noi siamo Natura, a lungo siamo mancati, ma ora torniamo,
diventiamo piante, tronchi, fogliame, radici, corteccia,
siamo incassati nel terreno, siamo rocce,
siamo querce, cresciamo fianco a fianco nelle radure,
bruchiamo, due tra la mandria selvaggia, spontanei come chiunque,
siamo due pesci che nuotano insieme nel mare,
siamo ciò che i fiori di robinia sono, spandiamo profumi
nei sentieri intorno i mattini e le sere,
siamo anche sterco di bestie, vegetali, minerali,
siamo due falchi, due predatori, ci libriamo in alto nell’aria e guardiamo sotto,
siamo due soli splendenti, siamo noi che ci bilanciamo
sferici, stellari, siamo come due comete,
vaghiamo con due zanne e quattro zampe nei boschi, ci lanciamo sulla preda,
siamo due nuvole che mattina e pomeriggio avanzano in alto,
siamo mari che si mescolano, siamo due di quelle felici
onde che rotolano una sull’altra e si spruzzano l’un l’altra,
siamo ciò che l’atmosfera è, trasparente, ricettiva, pervia, impervia,
siamo neve, pioggia, freddo, buio, siamo ogni prodotto, ogni influenza del globo,
abbiamo ruotato e ruotato sinchè siamo arrivati di nuovo a casa, noi due
abbiamo abrogato tutto fuorché la libertà, tutto fuorché la gioia.
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Rainer Maria Rilke. – Autunno

Rainer Maria Rilke.

Autunno

Le foglie cadono da lontano, quasi
giardini remoti sfiorissero nei cieli;
con un gesto che nega cadono le foglie.

Ed ogni notte pesante la terra
cade dagli astri nella solitudine.

Tutti cadiamo. Cade questa mano,
e ogni altra mano che tu vedi.

Ma tutte queste cose che cadono, Qualcuno
con dolcezza infinita le tiene nella mano.

Rainer Maria Rilke. – Tacito amico delle molte lontananze, senti

Rainer Maria Rilke.

Tacito amico delle molte lontananze, senti

Tacito amico delle molte lontananze, senti
come lo spazio accresci ad ogni tuo respiro.
Con le fosche campane nella cella oscillando
rintocca anche tu. Ciò che ti consuma

diverrà forza grazie a questo cibo.
Tu entra ed esci dalla metamorfosi.
Qual è la tua esperienza che più duole?
Se t’è amaro il bere, fatti vino.

In questa notte in cui tutto trabocca
sii magica virtù all’incrocio dei tuoi sensi,
dei loro strani incontri sii tu il senso.

E se il mondo ti avrà dimenticato,
dì alla terra immobile: Io scorro.
All’acqua rapida ripeti: Io sono.

Rainer Maria Rilke – Sei il futuro, Tu

Rainer Maria Rilke
Sei il futuro, Tu
Sei il futuro, Tu, il rosso immenso del mattino

sulle pianure dell’eternità.

Sei il canto del gallo, Tu, dopo la notte del tempo,

la rugiada, Tu, sei la preghiera del mattino
e la fanciulla, lo straniero, la madre e la morte.

Sei la forma che trasmigra,

che sola, sempre, si leva dal destino,
che non riceve festa, nè compianto,
come un bosco selvaggio mai descritta.

Sei l’essenza profonda delle cose

che di se stessa tace l’ultima parola
e sempre altra si offre ad ogni altro;
alla nave, come costa; alla terra, come nave.

Paul Celan – Il Salmo

 

Paul Celan
Il Salmo

 

Nessuno c’impasta di nuovo, da terra e fango,
Nessuno insuffla la vita alla nostra polvere.
Nessuno.
*
Che tu sia lodato, Nessuno.
È per amor tuo
che vogliamo fiorire.
Incontro a
te.
*
Noi un Nulla
fummo, siamo,
resteremo, fiorendo:
la rosa del Nulla,
la rosa di Nessuno.
*
Con
lo stimma anima-chiara,
lo stame ciel-deserto,
la corona rossa
per la parola di porpora
che noi cantammo al di sopra,
ben al di sopra
della spina.

Ernest Jandl – Sentenza

Ernest Jandl
Sentenza

le poesie di quest’uomo non servono a niente

innanzi tutto
ne strofinai una sulla pelata.
inutilmente. non favorì la crescita dei capelli.
dopo
ne passai una sui miei foruncoli. questi
nel giro di due giorni acquistarono la grandezza di patate medie.
i medici sbalordirono.
dopone cucinai due in padella.un po’ scettico,
non ne mangiai lo stesso.
ne morì il mio cane.
dopo
ne utilizzai una come preservativo.
pagai l’aborto.
dopo
ne appiccicai una sull’occhio
ed entrai in un club elegante
il portiere
mi fece uno sgambetto e caddi.
dopo
pronunciai la suddetta sentenza.

Erich Fried – Ultima lettera a Boston

Erich Fried
Ultima lettera a Boston

Se io so
che non so più
perché combatto qui
per me continuare a combattere è
forse non senza senso
ma
allora so che il senso
se ancora ha senso
potrei trovarlo solo
continuando a combattere

Se io
non voglio sapere
che so
che non so più
perché combatto
per me continuare a combattere è sensato solo
per il mio non-voler-sapere
tuttavia questo combattere
combatte anche contro la richiesta
d’un suo senso

Se io più non
voglio continuare a combattere
so di credere
che non posso sapere
se continuare a combattere ha ancora senso
mentre il mio non-credere
nel poter-sapere il senso
diviene credere
nel sapere
il non-senso

Se io non voglio più
e non posso volere
se io voglio sapere
o voglio credere
che so
di non poter credere e sapere più niente
si continua sempre a combattere
con o senza senso
con o senza credere
e potere e sapere e volere