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Anonimo – Canti Popolari Russi

Anonimo
Canti Popolari Russi
Non stormire quercia, madre, verde quercia

Non stormir quercia, madre, verde quercia,
Non impedire al prode di pensare.
Domattina, me giovane, a tribunale,
Tremendo giudice, lo zar stesso m’interroga;
Comincia a dire, comincia a chiedermi:
Dimmi, figliolo, dimmi, figlio di contadino,
Con chi rubavi, e con chi rapinavi?
E quanti, quanti mal compagni con te stavano?»
«A te dico, zar, di noi russi speranza,
Il vero, la verità tutta ti dico,
Che di compagni con me ne avevo quattro:
Primo compagno era, a me, la nera notte,
Ed il secondo era l’acuto acciaio,
E a me compagno, terzo, era il prode cavallo,
E quarto amico m’era il teso arco
Che gli fan da galoppino le temprate frecce».
Lo zar-speranza a lui comincia a dire:
«Onore a te, ragazzo, figlio di contadino,
Che hai saputo rubare, risposta dare!
Io per questo, figliolo, voglio gratificarti,
In campo aperto, alto, in alto porti,
Su due travi messe a forca vogl’io impiccarti».
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Anonimo – A Range

Anonimo
A Range

T’immagino rugosa figura
Segnata
Vigile sentinella
Una donna ti tiene per mano
Amore forgiò la figura alta
d’ebano terso
Rosso
All’orizzonte non tramonta
Il tuo tempo
Pugno chiuso
Forza prepotente
Aspettiamo vecchi degli stessi
Anni
L’avvenire
Compagno…..

Anonimo – La rosa del Vietnam

Anonimo
La rosa del Vietnam

Una rosa nasce vicino il giardino..
passo e la raccolgo…
sento spari e bombardamenti.. avanzo per la strada..
*
Carri armati corrono… sono tantissimi… cosa succede?
soldati per terra… sangue dal viso,
nuvole nere.. una pioggia leggera..
*
Sta arrivando la morte?
cerco di scappare con fatica, rifugiandomi
in una botte accanto ad una capanna..
*
Sento la marcia dei soldati… guardo attraverso un foro…
stanno giustiziando tre donne e due bambini…
chi sono quelli? I figli del diavolo?
*
Sento delle voci,
dicono che sono gli americani, venuti per distruggere noi del Vietnam…
e dare valore al loro potere, di fronte agli occhi della Russia.
*
Trovo altri ragazzi come me.. chiedo se si uniscono,
per attaccare con amore e pace..
*
dai loro capelli biondi, dalle loro mani sporche,
e dagli occhi consumati dalle lacrime,
mi stringono la mano e avanziamo,
contro i figli del diavolo.
*
Vediamo un fiume lì vicino.. è quasi rosso..
pieno di corpi morti..
*
Risentiamo le marce dei soldati…
carri armati, fucilazioni, aerei, mine nascoste,
e la paura di vivere ancora per poco.
*
Guardo i miei nuovi compagni, ci teniamo per mano e…
cantiamo e avanziamo… i soldati ci raggiungono..
un carro armato ci viene all’incontro..
*
Noi ci fermiamo..
siamo circondati..
pronti alla nostra fucilazione..
nessuno piange.. non abbiamo più speranza..
*
Trovo la forza per avanzare.. mi avvicino
ad un soldato americano già pronto a far fuoco
, e gli do la mia rosa che avevo raccolta e nascosta frà le mani…
*
Il soldato mi guarda…

Piange,
e io seguo il suo pianto.
Si inginocchia e..
mi stringe la mano..
cosa vuol dire tutto questo?..
C’è sempre qualcuno che non ama la guerra?..
ecco la fine della speranza…
arriva un altro soldato, sparando contro di me, i miei nuovi amici,
e contro il soldato,
che un attimo prima mi strinse la mano e pianse con me.
*
Un tipo famoso disse in quegli anni:
Anche la guerra, un giorno s’inginocchierà al suono di una chitarra.

Anomimo – Treblinka

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Anomimo
Treblinka
In una città polacca, quando albeggia
si sentono grida, urla e lamenti
gente impazzita che si agita attorno
e un ordine secco: «Ehi, Ebreo, fuori!»
Ucraini, milizia, polizia
uccidono gli ebrei, è la loro pace
c’è terrore e paura, massacrano e
[squartano
e portano gli ebrei ai treni
Nessuna penna può descrivere l’effetto
del suono di morte di quelle ruote
mentre stipati nel carro, straziati
gli ebrei vanno a morire, in nome di
[Dio
a Treblinka a Treblinka
I nostri fratelli che vivono al di là del
[mare
non possono capire dolore e
[disperazione
né come ci spoglino di tutto
ogni ora, ogni minuto davanti alla
[morte
Le lacrime della gente scorreranno
[presto
quando si saprà e si troverà là
la più grande tomba del mondo
ebrei, a milioni, sottoterra
a Treblinka, a Treblinka

Note

Canzone scritta da un anonimo nel

ghetto ebraico di Biala Podlanska, in

Polonia. A Treblinka furono uccisi

750.000 prigionieri ma nell’agosto del

1943 una rivolta distrusse gran parte

delle istallazioni, costringendo le auto-

rità tedesche a liquidare il lager.

Anonimo Friulano – El xe ciapà de baracca

Anonimo Friulano
El xe ciapà de baracca
(Prigionieri nei Lager tedeschi)

mai un antropologo
stufo de bater fiaca,
scriver volesse un’opera
sui "ciapai de baracca"
*
trovaria qua faragine
de sogeti i più rari,
con titoli accademici
o nobiltà de pari.
*
pensar che in altre epoche,

sti tipi originai,

i comierzava in spirito
e lustro de stivai!
*
Ma qua tra travi e tavole,
i ga cambià mestier,
chi no xe doto o nobile
xe almeno cavalier.
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Tratto da
Poesie dal fronte

Sempre dal giornale "La Baracca" questa poesia di un anonimo internato friulano. A Katzenau l’essere «ciapà de baracca» — spiega Maria Antonietta Clerici in una nota alla medesima — significa aver esaurito tutta la riserva di energia e di speranze che uno inconsapevolmente porta con sé quando arriva al campo. L’individuo giunto allo stato d’animo speciale si* dimostra irascibile e intrattabile. «El xe ciapà de baracca !» dicono allora gli amici con uno sguardo di benevolo compatimento.

Anonimo – Sopravvissuto

Anonimo
Sopravvissuto

Uscì il sangue dalle ferite sporche
di terra e di ferro arrugginito.
Sangue rosso, nero, denso e opaco.
Si guardò intorno alla ricerca
di qualcuno, ma vicino c’era solo morte.
Morte che era volata sopra ognuno,
rapendo giovani, donne , vecchi.
Morte arrivata all’ improvviso
nascosta dentro una piccola scatola,
posta accanto a quel mercato,
per fare male e dolore più intenso.
Vide il suo braccio a dieci metri
da lui, come fosse di un altro,
e la sua gamba poco distante.
Capì che non sarebbe morto, ma che
l’angoscia non l’avrebbe più abbandonato.
La sua anima volò via da lui per sempre
non volendo raccontare ad altri
cosa era successo al suo corpo.

Anonimo – Il canto dei partigiani caduti

Anonimo
Il canto dei partigiani caduti
Quando il nemico spadroneggiava
nelle nostre valli, ci siamo ribellati,
siamo saliti sulla montagna, ci siamo
conquistate una ad una le armi,
assaltandolo, trascinandolo nelle gole
abbandonate dei nostri mondi.
Siamo rimasti al freddo, al vento,
soli, col ricordo delle case lontane, dove le mamme pregavano per noi.
Lassù non avremmo partiti.
Non ambizioni. Una sola bandiera:
Il tricolore della patria in catene.
Ci portarono le stelle il volto dei nostri cari lontani.
Ci portò il vento l’ultimo sospiro dei nostri morti.
Abbiamo perduto la spensierata
baldanza con la quale siamo partiti.
Ci ha fatto diventare muti il silenzio del bosco senza sole.
Ci ha fatto diventare freddi lo spettacolo delle case in fiamme.
Siamo morti sputando in faccia all’invasore.
Siamo ancora insepolti all’ombra delle rocce, ai margini delle strade.
Non avremmo che le lacrime delle
nostre mamme atterrite,
e il perenne ricordo dei nostri compagni.
Solo questo chiedono a voi
le nostre carni a brandelli:
Onestà, libertà, giustizia.