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Salah’Abd Al-Sabur – La tragedia di al-Hallaj

 

Salah’Abd Al-Sabur
La tragedia di al-Hallaj

 

Sono povero
da nobile stirpe non discendo
né al cielo sale la mia genealogia
né la fortuna mi aprì un’eccelsa via.
Tra mille sono nato in mille giorni di questa vita,
perché una notte
un povero — alla miseria di una donna stretto
ha spento l’amarezza di giorni tristi.
Sono cresciuto al sole come il pane
bevendo acqua di pioggia
come tanti tristi giovani che per vie desolate vedi
e ti chiedi come possano crescere forti
in tanta scarna vita.
Vagai per le vie dell’esistenza e nei sentieri oscuri entrai.
Ero all’ombra della mano nel meriggio del deserto
accesi gli occhi, come torcia mi guidavano nell’oscurità
tra i libri ho incendiato la mente, la lampada e i raggi del sole
come un cane dietro la preda per anni ho cercato la scienza
l’ho inseguita, rincorsa e presa ed è stata mia fonte
ma il mio cuore non gioiva del sapere
che ansia e dubbio alimentava
ho pianto e tremato
solo e inutile
ero come una goccia di rugiada
come granello di sabbia
fallito e miserabile, terrorizzato, scosso
dalla scienza non potevo accedere alla conoscenza.
Poni che io conosca le mappe dell’esistenza,
città e villaggi
valli e colline
la storia, i re, i padri
e le tracce dei regni presenti
come possono insegnarmi il segreto dell’esistenza, lo scopo,
l’inizio e la fine
affinché io mi liberi dalla paura
paura di morire, di vivere, dell’ignoto.