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Giovanni Rusig – Di questo martirio fulminante

Giovanni Rusig

 

Di questo martirio fulminante

 

Oh terra. Oh! trombe
guando suonerette la nostra
santa liberazione per tutti
noi fugiaschi.
Chissa
in guesto ano guanti patimenti che
dovrò patire? Chissà se vivrò
fina il termine dell’anno?
Si spetta sempre una fine e non
si vede mai. Ah! Stati cosa pensate
dei vostri popoli tutti straziati
nel dolore e nei tormenti
Pensate anche voi altri di por fine
a questo flagello chel momento
se gia passato per tutti e pazienza
non è più. Quaranta lunghi mesi
di guerra saria ora
di terminarla. Aspettiamo
tutti dall’intimo del cuore. Salve.

 

(Werndorf li 3 otobre 1917)

 

Tratto da
Poesie dal fronte
Nodo Libri

Leonardo Pampaloni – 8 Marzo

Leonardo Pampaloni

8 Marzo

Io Leonardo, figlio d’Ivana e di Franco
dedico questa triste poesia
ad Ipazia e alla sua geometria.
Auspico inoltre che diventi canzone,
la canzone d’Ipazia, figlia di Teone.
*
Ad Alessandria d’Egitto viveva
quinto secolo allora correva
era bella Ipazia e sapiente
venne uccisa senza colpa di niente.
*
Matematica a tutti insegnava
ed il moto degli astri spiegava
era bella Ipazia e sapiente
venne uccisa senza colpa di niente.
*
Da cristiani fanatici e pazzi
catturata e poi fatta a pezzi
fu bruciata Ipazia alla fine
ma il ricordo di lei sopravvive.
*
Dalla storia possiamo imparare
che ogni idea è da rispettare
nessun dica: Io solo ho ragione
e per questo alzi spada o cannone.
*
Nessun dica: Io solo ho ragione
e per questo alzi spada o cannone
era bella Ipazia e sapiente
venne uccisa senza colpa di niente.

Edoardo Sanguineti: Ballata delle donne

Edoardo Sanguineti:

Ballata delle donne

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

Anonimo – Tram numero 8

Anonimo
Tram numero 8
Salgono sul tram per cantare il loro dolore,
suonano e stonano canzoni a noi conosciute,
qualche volta  canzoni del loro paese.

Sembrano nenie per allontanare l’angoscia
di trovarsi lontano dalle loro case,
distanti dalle loro famiglie e dalla loro gente.

Chiedono qualche moneta con gli occhi tristi,
se non la dai, ti pensano con odio,
se la dai, ti pensano con vergogna.

Vengono da lontano, qualcuno da lontanissimo,
non come fecero alcuni di noi per conquistare terre,
ma come fecero alcuni di noi per conquistare una dignità.

Scendono dal tram, spesso con il bicchiere di carta vuoto,
quasi sempre con il volto scuro di chi deve ripetere
infinite volte questo tragitto di sconfitta.

Testimoni del fallimento di libertà del loro paese,
testimoni del fallimento di solidarietà di questo paese,
dovremmo accettarli con umanità, abbiamo lo stesso DNA.