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Giovanni Rusig – Di questo martirio fulminante

Giovanni Rusig

 

Di questo martirio fulminante

 

Oh terra. Oh! trombe
guando suonerette la nostra
santa liberazione per tutti
noi fugiaschi.
Chissa
in guesto ano guanti patimenti che
dovrò patire? Chissà se vivrò
fina il termine dell’anno?
Si spetta sempre una fine e non
si vede mai. Ah! Stati cosa pensate
dei vostri popoli tutti straziati
nel dolore e nei tormenti
Pensate anche voi altri di por fine
a questo flagello chel momento
se gia passato per tutti e pazienza
non è più. Quaranta lunghi mesi
di guerra saria ora
di terminarla. Aspettiamo
tutti dall’intimo del cuore. Salve.

 

(Werndorf li 3 otobre 1917)

 

Tratto da
Poesie dal fronte
Nodo Libri

Giuseppe Ungaretti – I fiumi

Giuseppe Ungaretti

I fiumi

Cotici il 16 agosto 1916

Mi tengo a quest’albero mutilato
abbandonato in questa dolina
che ha il languore
di un circo
prima o dopo lo spettacolo
e guardo
il passaggio quieto
delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso
in un’urna d’acqua
e come una reliquia
ho riposato

L’Isonzo scorrendo
mi levigava
come un suo sasso

Ho tirato su
le mie quattro ossa
e me ne sono andato
come un acrobata
sull’acqua

Mi sono accoccolato
vicino ai miei panni
sudici di guerra
e come un beduino
mi sono chinato a ricevere
il sole

Questo è l’Isonzo
e qui meglio
mi sono riconosciuto
una docile fibra
dell’universo

Il mio supplizio
è quando
non mi credo
in armonia

Ma quelle occulte
mani
che m’intridono
mi regalano
la rara
felicità

Ho ripassato
le epoche
della mia vita

Questi sono
i miei fiumi

Questo è il Serchio
al quale hanno attinto
duemil’anni forse
di gente mia campagnola
e mio padre e mia madre

Questo è il Nilo
che mi ha visto
nascere e crescere
e ardere d’inconsapevolezza
nelle distese pianure

Questa è la Senna
e in quel suo torbido
mi sono rimescolato
e mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi
contati nell’Isonzo

Questa è la mia nostalgia
che in ognuno
mi traspare
ora chè notte
che la mia vita mi pare
una corolla
di tenebre

Giuseppe Ungaretti – Solitudine

Giuseppe Ungaretti

Solitudine

Santa Maria La Longa Il 26 Gennaio 1917

ma le mie urla
feriscono
come fulmini
la campana fioca
del cielo

sprofondano
impaurite

Giuseppe Ungaretti — San Martino Sul Carso

Giuseppe Ungaretti

San Martino Sul Carso
Valloncello dell’albero isolato il 27 agosto 1916

Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro

Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto

Ma nel cuore
Nessuna croce manca
È il mio cuore
Il paese più straziato

Giuseppe Ungaretti – Pellegrinaggio


Giuseppe Ungaretti
Pellegrinaggio
Valloncello dell’Albero Isolato il 16 agosto 1916
In agguato
in queste budella
di macerie
ore e ore
ho strascicato
la mia carcassa
usata dal fango
come una suola
o come un seme
di spinalba

 Ungaretti

uomo di pena
ti basta un’illusione
per farti coraggio

 Un riflettore

di la’
mette un mare
nella nebbia

Giuseppe Ungaretti – Nostalgia

Giuseppe Ungaretti

Nostalgia

Quando
la notte è a svanire
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa
Su Parigi s’addensa
un oscuro colore
di pianto
In un canto
di ponte
comtemplo
l’illimitato silenzio
di una ragazza
tenue
Le nostre
malattie
si fondono
E come portati via
si rimane
Locvizza, il 28 settembre 1916

Giuseppe Ungaretti – In Memoria

Giuseppe Ungaretti

In Memoria

Locvizza il 30 settembre 1916

Si chiamava
Moammed Sceab

Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perche’ non aveva piu’
Patria

Amo’ la Francia
e muto’ nome

Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva piu’
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffe’

E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono

L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa

Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera

E forse io solo
so ancora
che visse

Giuseppe Ungaretti – In Dormiveglia

Giuseppe Ungaretti

In Dormiveglia

Valloncello di Cima Quattro il 6 agosto 1916

Assisto la notte violentata

L’aria e’ crivellata
come una trina
dalle schioppettate
degli uomini
ritratti
nelle trincee
come le lumache nel loro guscio

Mi pare
che un affannato
nugolo di scalpellini
batta il lastricato
di pietra di lava
delle mie strade
ed io l’ascolti
non vedendo
in dormiveglia

Giuseppe Ungaretti – La notte è bella

Giuseppe Ungaretti

La notte è bella

Quale canto s’è levato stanotte
che intesse
di cristallina eco del cuore
le stelle
Quale festa sorgiva
di cuore a nozze
Sono stato
uno stagno di buio
Ora mordo
come un bambino la mammella
lo spazio
Ora sono ubriaco
d’universo

Giuseppe Ungaretti – Girovago

Giuseppe Ungaretti

Girovago
Campo di Mailly maggio 1918

In nessuna
Parte
Di terra
Mi posso
Accasare

A ogni
Nuovo
Clima
Che incontro
Mi trovo
Languente
Che
Una volta
Già gli ero stato
Assuefatto

E me ne stacco sempre
Straniero

Nascendo
Tornato da epoche troppo
Vissute

Godere un solo
Minuto di vita
Iniziale
Cerco un paese
Innocente