Archivi categoria: Palestina

Samih el kassem – A tutti gli uomini raffinati delle Nazioni Unite

Samih el kassem
A tutti gli uomini raffinati delle Nazioni Unite
Signori d`ogni paese!
A che servono in questi tempi
Le cravatte a mezzogiorno…e le accese discussioni?
S ignori d`ogni paese!
Il muschio che mi e` cresciuto nel cuore
Ha coperto tutte le pareti di vetro.
A che cosa potrebbero servire in questi tempi
Le infinite riunioni,
gli importanti discorsi,
le spie,
le parole delle prostitute…
e le discussioni?
Signori!
Lasciatemi girare come desidera la scimmia di luna,
e venite qua…
nel mondo ho perduto I ponti.
Ho il sangue giallo
Ed ll cuore distrutto dal fango dei voti.
Signori d`ogni paese!
Che la mia vergogna sia una peste,
e un serpente il mio dolore!
O scarpe nere e lucide di ogni terra!
La mia ira e` tanto piu` forte della mia voce…
Ma l`epoca e` vigliacca,
ed io son senza mani!

W.H. Auden – Blues dei rifugiati

W.H. Auden
Blues dei rifugiati

Poniamo che in questa città vi siano dieci milioni di anime, ‎
V’è chi abita in palazzi, v’è chi abita in tuguri: ‎
Ma per noi non c’è posto, mia cara, ma per noi non c’è posto.‎
Avevamo una volta un paese e lo trovavamo bello, ‎
Tu guarda nell’atlante e lì lo troverai: ‎
Non ci possiamo più andare, mia cara, non ci possiamo più andare. ‎
Nel cimitero del villaggio si leva un vecchio tasso, ‎
A ogni primavera s’ingemma di nuovo: ‎
I vecchi passaporti non possono farlo, mia cara, i vecchi passaporti non possono farlo. ‎
Il console batté il pugno sul tavolo e disse: ‎ì
‎’Se non avete un passaporto voi siete ufficialmente morti’: ‎
Ma noi siamo ancora vivi, mia cara, ma noi siamo ancora vivi. ‎
Mi presentai a un comitato: m’offrirono una sedia; ‎
Cortesemente m’invitarono a ritornare l’anno venturo: ‎
Ma oggi dove andremo, mia cara, ma oggi dove andremo? ‎
Capitati a un pubblico comizio, il presidente s’alzò in piedi e disse: ‎
‘Se li lasciamo entrare, ci ruberanno il pane quotidiano’: ‎
Parlava di te e di me, mia cara, parlava di te e di me. ‎
Mi parve di udire il tuono rombare nel cielo; ‎
Era Hitler su tutta l’Europa, e diceva: “Devono morire”; ‎
Ahimè, pensava a noi, mia cara, ahimè, pensava a noi. ‎
Vidi un barbone, e aveva il giubbino assicurato con un fermaglio, ‎
Vidi aprire una porta e un gatto entrarvi dentro: ‎
Ma non erano ebrei tedeschi, mia cara, ma non erano ebrei tedeschi. ‎
Scesi al porto e mi fermai sulla banchina, ‎
Vidi i pesci nuotare in libertà: ‎
A soli tre metri di distanza, mia cara, a soli tre metri di distanza. ‎
Attraversai un bosco, vidi gli uccelli tra gli alberi, ‎
Non sapevano di politica e cantavano a gola spiegata: ‎
Non erano la razza umana, mia cara, non erano la razza umana. ‎
Vidi in sogno un palazzo di mille piani, ‎
Mille finestre e mille porte; ‎
Non una di esse era nostra, mia cara, non una di esse era nostra. ‎
Mi trovai in una vasta pianura sotto il cader della neve; ‎
Diecimila soldati marciavano su e giù: ‎
Cercavano te e me, mia cara, cercavano te e me.‎

Mahmud Darwish – Straniero in una città lontana

Mahmud Darwish

Straniero in una città lontana

Quando ero giovane e bello
la rosa era la mia dimora
e il mio mare erano le sorgenti.

Ma la rosa è diventata una ferita
e le sorgenti un’arsura.

Forse sei cambiato molto ?
No, non sono cambiato molto

Quando torneremo come il vento
verso la nostra terra
guarda bene la mia fronte
vedrai le rose diventare palme
e le sorgenti diventare sudore.

Mi troverai come ero prima
giovane e bello.

Mahmud Darwish – Per mia Madre

Mahmud Darwish

Per mia Madre

Bramo il pane di mia madre
il caffé di mia madre
il tocco di mia madre

Cresce in me l’infanzia
giorno dopo giorno
ed amo la mia vita… perché
nell’ora della mia morte
mi vergogno delle lacrime di mia madre !

E se tornassi indietro un giorno
prendimi velo per tue ciglia
e copri le mie ossa con erba
benedetta dalla tua caviglia.
E stringi le mie catene
con un ricciolo dei tuoi capelli
con un filo penzolante dall’orlo del tuo vestito.

Forse diverrei un dio
un dio diverrei…
se toccassi le profondità del tuo cuore !

Se tornassi indietro … usami
combustibile nella fornace del tuo fuoco,
corda da panni sul tetto della tua casa,
perché divenni debole per stare in piedi
senza la tua preghiera giornaliera.

Diventai vecchio decrepito.
Restituiscimi le stelle dell’infanzia
così che io,
condivida con i piccoli uccelli
il percorso di ritorno
verso il nido della tua attesa.

Mahmud Darwish – Assassinato n.48

Mahmud Darwish

Assassinato n.48

Nel suo petto trovarono
una lanterna di rose
e una luna.

Giaceva morto su una pietra
trovarono … monetine
nella sua tasca,
e sopra di lui
una scatola di zolfanelli
e un passaporto.

Sul morbido braccio, invece,
c’erano dei tatuaggi.
La madre l’aveva baciato,
l’aveva pianto un anno dopo l’altro.

Spini cervini gli crebbero negli occhi
e le tenebre si addensarono.

Anche il fratello, quando crebbe,
e andò per le vie della città
cercandosi un lavoro, lo buttarono in cella.

Lui non possedeva un passaporto,
ma portava per le strade
una cassa di marciume… ed altre casse …

O bambini del mio paese:
cosi morì la luna !

Tewfiq Zeyyad – Resteremo qui…

Tewfiq Zeyyad

Resteremo qui…

Come fossimo una ventina d’impossibilità
A Lidda, Ramleh e in Galilea…
Qui, rimarremo quale muro sul vostro petto,
quali pezzi di vetro e pelli di fichi d’India nella gola,
quale bufera di fuoco nei vostri occhi.
Qui…sul vostro petto come un muro, resteremo.

Laveremo i piatti nei caffè,
riempiremo, forse, I bicchieri per I signori,
asciugheremo le piastrelle di cucine annerite,
per strappare un boccone per I nostri bambini
dai vostri canini azzurrastri,
ciò malgrado,
qui…sul vostro petto resteremo come un muro
soffriremo, probabilmente, di fame e di nudita’,
cio’ malgrado vi sfideremo,
canteremo poesie
flagelleremo con furiose dimostrazioni le strade,
colmeremo di fierezza le prigioni,
e dei nostri figli
faremo una ribelle generazione dopo l’altra.

Come fossimo una ventina di impossibilità,
a Lidda, Ramleh e in Galilea,
noi rimarremo qui, e se questo non vi piace
bevete il mare dalla rabbia…
qui custodiremo l’ombra del fico e degli ulivi,
e quale lievito nella pasta,
pianteremo I nostri pensieri della resistenza.

Freddissimi i nervi nostri
E nel cuore abbiamo un inferno d’ ira.
Se saremo assetati spremeremo il deserto
E ci nutriremo di sabbia se avremo fame,
ma non partiremo di qui, e non esiteremo
ad offrire il nostro sangue per la patria.
Qui abbiamo il passato, il presente e l’avvenire,
come fossimo una ventina di impossibilità
a Lidda, Ramleh e in Galilea.

Scendete qui, più profonde e forti,
oh, vive radici nostre!
Scendete piu’ in fondo…
Il nostro persecutore invece
Si faccia bene i conti,
prima che si sconvolgano le ruote,
perché’ ogni cosa ha la sua fine:
cosiì dicono I libri…

Tewfiq Zeyyad – Lo straniero

Tewfiq Zeyyad
Lo straniero

Non prendete i miei occhi:
io sono lo straniero alla ricerca di una patria.
Il mio cuore si e` sbriciolato
Sulle montagne della neve, del sangue e della brina.
Camminavo con i bambini,
mi hanno abbandonato nella notte della fame,
del sangue, della nebbia.
Hanno issato sul mio dorso
Le tavole della mia bara.

Non mi finite:

io sono lo straniero alla ricerca di una patria.
Che colpa ha commesso il mio popolo
Per vivere oggi su una terra in rovina?
Che colpa ha commesso l`uccello
Per essere cacciato da una foresta all`altra?
Che colpa ha commesso il mio cuore
Perche` lo si debba caricare di tanto dolore?
Che cosa puo` uccidere la decisione
In un popolo che combatte?
Sulla mia patria — anche se l`hanno dimenticato –

Sono passati mille aggressori.
Poi si sono sciolti come la neve.
Tutti!

Tewfiq Zeyyad – Di qua…come nuvole nere

Tewfiq Zeyyad

Di qua…come nuvole nere

Di qua, come nuvole nere, si diressero verso est,
calpestando fiori, bimbi, grano e perle di rugiada.
Così, sulla sabbia e senza funerale, cadde un martire:
con una fucilata in testa e un grido di minaccia e di odio,
l’assassino aggiunse, con la mitragliatrice, un’altra cifra
e, come una volpe, procedette, cercando altre cifre,
mentre, a poca distanza, pianse un bambino neonato
quando gli passarono sul visetto bruno
le catene di ferro di un carro armato.
Non dirmi: "Abbiamo vinto"!
Questa vittoria e’ peggio di una sconfitta.
Noi non guardiamo la superficie, ma piuttosto la profondità
del delitto.

Non dirmi: "Abbiamo vinto"!
Questa vostra bravura la conosciamo gia’
E conosciamo bene il prestigiatore:
il padrone che vi diede il segno di procedere…
Che cosa avete nascosto per l’indomani?
Voi che mi avete sparso di sangue,
che mi avete rubato la luce degli occhi
e che mi avete crocifisso la penna:
voi che avete violentato il diritto di un popolo innocente,
che avete aperto altre nuove piaghe nelle mie
e pugnalato la clemenza!…

Che cosa avete nascosto per l’indomani?
E’ da vent’anni che, in un mare di lacrime e di sangue,
vivete un sogno d’estate, grazie all’appoggio altrui!…
Voi innalzate i castelli vostri per oggi stesso
E noi innalzeremo i nostri per l’avvenire.
La pazienza nostra e’ tanto piu’ illimitata
Di questa distanza aperta in quest’immenso spazio.
Ditemi, chi e’ la madre che vi lascio’ in eredita’ il canale di Suez,
le rive del Giordano, il Sinai e quelle montagne di Golan?
Chi ruba un diritto altrui con la forza delle armi
Come potra’ difendersi, quando, un giorno,
il bilancio delle cose si sara’ sconvolto?

Io so che la terra e’ gravida e gravidi sono pure gli anni,
che la giustizia non muore,
e gli aggressori non possono assassinarla,
e che, sulla terra, gli occupatori non sono mai durati tanto.
Per la millesima volta ve lo diciamo:
noi non divoriamo la carne altrui,
non ammazziamo bambini ne’ uomini innocenti,
non rubiamo case, ne’ prati,
non spengiamo il lume degli occhi altrui,
non rubiamo monumenti, e non rompiamo penne,
ne’ incendiamo libri.

Per la millesima volta lo diciamo a voi,
che vi chiudete gli orecchi con cotone e con fango:
un grano di questa santa e libera terra non lo perderemo,
ve lo giuriamo:
non ci inchineremo davanti ai ferri ed al fuoco.
Se questa volta siamo tornati indietro,
e’ come quando inciampa un cavallo:
il passo che abbiamo fatto indietro
e’ solo per aiutarci a fare altri dieci passi avanti.

Tewfiq Zeyyad – Canzone per gli uomini

Tewfiq Zeyyad

CANZONE PER GLI UOMINI

Io cammino verso la riva piu` bella.
Non piangete, miei piedi, che la spina insanguinata
Io cammino verso la riva piu` bella:
non piangere, cuore mio, straziato dal criminale.

Il mio cuore, immagine della terra,
e` un vento leggero che accarezza la mano dell`amore,
tempesta per I lupi dell`odio.

Io cammino verso la riva piu` bella.
Se le mie scarpe restano senza suola
Camminerò sulle mie ciglia.

Che importa dormire?
Io tremo, pensando ai morti addormentati a mezza strada.
Compagni tristi e incatenati,
noi camminiamo verso la riva più bella.
Non perderemo che i nostri sudari, e vinceremo!

In alto i petti,
in alto gli occhi,
in alto le speranze,
in alto le canzoni.
Con le nostre forze,
con le croci presenti e passate,
noi supereremo i cammini
del paziente domani,
apriremo il paradiso dalle porte chiuse.
Dai nostri petti, dai nostri lamenti,
tesseremo poesie e le berremo,
dolci come il vino delle feste.

Mahmud Darwish – Fra Rita e i miei occhi

Mahmud Darwish

Fra Rita e i miei occhi

 

Poesia per una ragazza Ebrea

Fra Rita e I miei occhi si leva un fucile.

 

Quelli che conoscono Rita,
s`inchinano e pregano I suoi occhi di miele divino.
Ho baciato Rita bambina,
lei si e` stretta a me, lo ricordo…
I suoi capelli mi coprivano il braccio.
Ricordo Rita
Come l`uccello ricorda la sua fontana.
Oh, Rita!

Un milione di immagini
Un milione di uccelli
Un milione di appuntamenti
Sono stati assassinati da un fucile.
Il nome di Rita, festa per le mie labbra.
Il corpo di Rita, nozze per il mio sangue.
Per due anni, mi sono perduto in lei.
Per due anni lei si e` distesa sul mio braccio,
uniti nel fuoco delle nostre labbra,
siamo resuscitati per due volte.
Oh, Rita!

Chi avrebbe potuto sciogliere i nostri sguardi,
prima che si levasse un fucile?
Oh, notte di silenzio!
C`era una volta…
Una luna e` calata all`alba…
Lontano, in occhi di miele
E la città ha cancellato Rita e le canzoni…
Fra Rita e I miei occhi, si leva un fucile.