Archivi categoria: Italia – Sonetti e Poesie

Mario Masini – In morte di Ungaretti

Mario Masini

In morte di Ungaretti

Da cima il monte

si guarderà al tuo fiume,
che rispecchiava gli occhi della cerva,
in mezzo a prati e massi andar correndo
perenne argento.
E nella valle,
presso le sue rive,
sopra una foglia forse calpestata,
in attesa dell’unica rugiada,
per poco brillerà l’argento
della mia traccia
di povera lumaca.

Annunci

Marco Masini – Una Piazzetta di Orosei

Marco Masini

Una Piazzetta di Orosei

Fori di proiettili

in un muro
scorticato dal tempo.
Tre croci di legno
marcite.
Seduta di spalle a quelle,
all’ombra profumata
d’alberi di mimosa,
povera gente ignara
guardando il vuoto.

Neri Tanfucio – O prete vegetale,

Neri Tanfucio

O prete vegetale,
Negromante cipresso.
Sia ch’ io ti miri austero
Lanciar sdegnosa la tua cima accanto
Al salice del pianto
Nel cimitero;
O ch’ io ti vegga in lunghe file doppie,
Processionante immobile drappello
Di non feconde coppie,
Fiancheggiare i sentieri aridi e muti
Di pauroso castello;
Sia che l’astro del giorno
O la pallida luna
Trepida con un raggio ti saluti,
Spira sinistra un’ aura a te d’ intorno
Di misteriosa quiete,
Ch’ io penso: Ah! m’ ingannai, non v’ è lacuna;
Anco le piante han tra di loro il prete.
Mi è grata l’ ombra negli estivi ardori,
Ma per me l’ ombra tua non ha conforti:
Ella m’ affligge; ella è ombra pei morti.
Grata m’ è pur la vista
D’ erbe feraci e di leggiadri fiori:
Mai non ne vidi crescere al tuo piede,
O longevo egoista;
Presso a te non alligna
Che strisciante, clorotica gramigna.
Quando miro le selve ove, raccolti
In amica famiglia,
Giovani faggi, àlbatri e pioppi annosi
Veggo uniti intrecciarsi in amorosi
Nodi coi rami folti,
Penso: il Cipresso a quelli non somiglia!….
Tu perfino all’innesto,
Ribelle e ad ogni lieta compagnia,
Ipocrita funesto,
Solo, freddo, composto, minaccioso
Ombreggi cupo la deserta via.
Guai se uno stanco arbusto
Cerca fra i rami tuoi dolce riposo!
Tu non ti pieghi, accogli le sue fronde
Tra la tenebra fitta
Che la tua densa chioma a lui nasconde;
Non piangi e non sorridi,
Ma lento, inesorato,
Dopo una vita afflitta ,
Soffocato lo uccidi.
Va’, chè Drùida, Dervis, Bonzo o Fachiro,
Spandi un’ aura letale a un modo istesso,
O Prete vegetale,
Negromante Cipresso.
Firenze, 1875.

Pier Paolo Pasolini – Alla mia Nazione

Pier Paolo Pasolini

Alla mia Nazione

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico,
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

Burchiello – Per correggere i figliuoli

Burchiello

Per correggere i figliuoli.

Quando il fanciul da piccolo scioccheggia

Castigal con la scopa, e con parole,

E da’ sette anni in sù, e’ sì si vuole

Adoperar la sferza, e la correggia:

Se da’ quindici in sù ei pur folleggia,

Prova il baston, che altro non ci vuole,

E tante glie ne dà, che dove suole

Disubbidirti, perdonanza chieggia;

E se da’ venti in su ei t’affatica,

Fà metterlo in prigion se te ne cale,

E quivi presso a un anno tel nutrica:

E se dai trenta in su ei pur fa male,

Amico mio, non durar più fatica,

Che di trent’anni castigar non vale:

Partil da te cotale

Me’ che tu puoi, benchè ti sia gran duolo,

E fai ragion che non ti sia Figliuolo

G.G.Belli – Sonetto di povesia

clip_image002
G.G.Belli

Alle mano d’er zor Dimenico Cianca’

Sonetto de povesia
Lo storto,’ che va immezzo a la caterba
de quelle bone lane de fratelli,
che de giorno se gratta li zarelli,
eppoi la sera el culiseo se snerba,
*
m’ha ditta m6 vicino all’Orfanelli
quarmente in ner passà pe la Minerba,
ha visto li scalini pieni d’erba,
de gente, de Bordati e giucarelli;
*
co l’occasione ch’oggi quattro agosto
è la festa d’er zanto bianco e nero,
che fa li libbri e chi li legge, arrosto.
*
Ho fatto allora: "Oh dio sagranne, è vero!
làsseme annà da Menicuccio er tosto,
a beve un goccio de quello sincero."
4 agosto 1828.

1 caterba: caterva. 2 fratelli: la confraternita dei Fratelli Mantelloni che di sera, all’Oratorio del Caravita, usavano infliggersi delle nerbate (sndrbarsi), per penitenza. 3 se gratta li zarelli: si grattai "coglioni," o sta in ozio. 4 culiseo: il sedere; propriam. il Colosseo. "Cfr. ARETINO, Ragionamenti, I, 1" (Muscetta). 5 all’Orfanelli: all’ospizio degli Orfanelli, oggi degli Orfani accanto alla chiesa di S. Maria in Aquino. 6 quarmente: (come) quarmente. – la Minerba: la chiesa di S. Maria sopra Minerva, dei padri Domenicani. 7 d’erba: di monella, come addobbo per la festa. 8 giucarelli: giocattoli, Cianfrusaglie COMé vedono sulle bancherelle nei giorni di festa. 10 er tanto bianco S. Domenico; i domenicani vestono la tonaca di color bia cappa e cappuccio neri. Gli inquisitori del Sant’Offizio, cui censura dei libri, sono infatti sempre dell’ordine domenicano, collegio della Minerva si trovavano allora le prigioni dell’Iraq 12 ho fatto: ho detto. – dio sagranne: Dio sagrato. 13 er duro, nel senso di energico, risoluto. Per vari anni il B. firmo sonetti Poppe er tosto

Cecco Angiolieri – Rime

Cecco Angiolieri
RIME

I

– Accorri accorri accorri, uom, a la strada!
– Che ha’, fi’ de la putta? – I’ son rubato.
– Chi t’ha rubato? – Una che par che rada
come rasoio, si m’ha netto lasciato.

– Or come non le davi de la spada?
– I’ dare’ anz’a me. – Or se’ ’mpazzato?
– Non so che ‘l dà, così mi par che vada.
– Or t’avess’ella cieco, sciagurato!

– E vedi che ne pare a que’ che ’l sanno?
– Di’ quel che tu mi rubi. – Or va con Dio,
ma anda pian, ch’i’ vo’ pianger lo danno,

ché ti diparti. – Con animo rio!
– Tu abbi ’l danno con tutto ’l malanno!
– Or chi m’ha morto? – E che diavol sacc’io?