Archivi categoria: Italia – Poesie dal Fronte

Giovanni Zanotto – Agli eroi dimenticati

Giovanni Zanotto
Agli eroi dimenticati
(Dai campi di prigionia degli Alleati)

Eroe senza saperlo
Tu che della Marmarica,
deserto immenso e desolato,
eroe sei stato senza saperlo;
tu, piccolo soldato,
uno fra i tanti a cui nessuno chiese consenso,
t’immolasti, eroe senza saperlo.
Umil, nel dramma dell’ubbidir tacendo,
convinto che il tuo dover fosse quello,
chiudesti così i tuoi vent’anni,
eroe senza saperlo.
Tra sofferenze immense,
paziente e sereno attendesti l’eterno premio,
eroe senza saperlo.
I nemici che ti eran di fronte,
pur essi eroi dell’altra parte,
combattesti con valore,
ma non c’era odio nel tuo cuore.
Un’ara si elevi a te, e a voi tutti,
ignoti eroi di varie genti.
E tu, sabbia infernale,
con lor alfin sii clemente:
coprili sii soffice manto,
per sempre.

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Anonimo Friulano – Al fio de un Reduce!

Anonimo Friulano
Al fio de un Reduce!

No te conosco! Questo qua xe certo,
ma so che ti xe fio de un mio fradelo
che, come mi, el gà tanto soferto
per tornar a vardar el suo putelo;
*
E dirghe quanto ben ch’el gà volesto,
a poderlo basar senza arosir,
mostrando a tanti, che no gà credesto,
che ghe xe zente che no sa tradir
*
E ancuo par to papà xe ‘na gran festa,
i ghe già imprimà la so bandiera;
scoltime mi, ti, "bocia", alza la testa
e dighe a tutti, co’ un’anda fiera:
*
«A mio papà me strenzo forte
al cuor, parchè ‘1 so’ sacrifizio
me gà salvà l’onor… !»

Al figlio di un Reduce!
Non ti conosco! Questo è certo / ma so che tu sei figlio di un mio fratello / che, come me, ha tanto sofferto / per tornare a vedere il suo piccino; // E dirgli quanto bene gli vuole / a poterlo baciare senza arrossire, / e mostrare a tanti, che non gli hanno creduto, / che c’è gente che non sa tradire // E anche per tuo papà è una gran festa, / è già innalzata la sua bandiera; / ascoltami tu, "bocia" [appellativo usato per definire gli apprendisti e le reclute alpine, n.d.rj, alza la testa / e di’ a tutti, con un piglio fiero: // «Al mio papà mi stringo forte al cuore / perché il suo sacrificio / mi ha salvato l’onore… !»

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Poesie dal fronte

Michele Morstabilini – Sonetto degli Alpini

Michele Morstabilini

Sonetto degli Alpini
(Canzoni del prigioniero dei Lager tedeschi)

I
All’otto di Settembre
la radio annunciava
che al quartier Badoglio
la pace confermava
II
E da Badoglio stesso
l’ordin veniva dato
di combattere ad ogni costo
il nemico avanti alleato
III
Ma invece da Fascisti
di sangue sfegatato
l’ordin di Badoglio
veniva annullato
IV
Ma quei di Mussolini
che credevan di contare
finiron dai tedeschi
V
Infine uscì Graziani
con la sua fessa boria
di continuar la guerra
fino alla Vittoria
VI
E noi che d’Italia fummo
soldati fino a ieri
il 9 Settembre
ci hanno fatto prigionieri
VII
E questa fu la sorte
ci siamo rassegnati
e ci portan presto
in Germania internati
VIII
Fu dopo parecchi giorni
che arrivò un bandito
e ci invitò ad essere
soldati di Benito
IX
Quei che non ci pensaron
e furon creduloni
li han presto accolti
e fatti i battaglioni
X
Armati di cannoni
fucili e parabelli
li han mandati subito
a combatter contro i loro fratelli
XI
E noi perché ci han visti
a maledire loro
ci hanno aggiogati
al carro e avviati al lavoro
XII
Ci fecero fare lavori nobili
ed anche gli spazzini
ma sulla schiena
fummo targati gli IMI
XIII
Non fu per tutto questo
che perdemmo l’orgoglio
se per strada i Tedeschi
gridavan raus Badoglio
XIV
Ma tosto passa il tempo
di far con noi gli indiani
quando cominciar sopra
venir gli americani
XV
Ecco passato il tempo
dei bei divertimenti
e cominciaron per film e teatri
dei gran bombardamenti
XVI
E già da tempo addietro
da qualche mese fino ieri
hanno incominciato a dire
ja es bose Krieg ferì
XVII
E a noi che propaganda
faceva il camerat
ma solo sul capitolo portava
il nemico in ritirata
XVIII
Se poi si legge il seguito
si sente verità
che già il nemico avanza
con gran velocità
XIX
Se i ribelli occupano
D’Italia i confini
Como gli altri gridano i
A morte Mussolini
XX
Non appena il Duce
entrò in agonia
da Berlino Hitler
parte in compagnia
XXI
E dopo poco
con grande delusione
il popolo tedesco chiede
agli alleati la capitolazione
XXII
Ormai popolo barbaro
e potente fino a ieri
i tuoi figli sono tutti condannati
e fatti prigionieri

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Emanuele Coniglio – Invocazione alla pace

Emanuele Coniglio
Invocazione alla pace
(Nata visitando gli ossari di guerra che si profilano dallo Stelvio al mare)

E scorreva il Piave
nella resistenza dell’argine,
che fu trincea alla furia nemica.
E titana epopea fu lo sbalzo
alla riscossa della gioventù, credente in
te, o Piave sacro.
Risuonò allora e rivive ancora,
Vittorio Veneto — memore traguardo
d’immane guerra — redenta terra
dallo Stelvio al mare.
I sopravvissuti, nella visione di tumuli
e croci, implorano pace agli orrori
della guerra.
Innalziamo a Te, Dio, accorata prece
per i morti, per i vivi.
Esaltano i monumenti il valore,
ma lasciano a chi li vede lo spettro
della guerra, e il fiato spento a lutto
è gran dolore per gioventù che muore.
Monti e piane che videro in tortuose strade,
cigolare carri armati e macchine infernali,
e borghi e campi calpestare,
videro i vivi e i morti!
Disseminati dalle sanguinanti guerre
Nelle vicine e lontane terre — innumeri croci.
Invano le voci deprecano cruenti eccidi.
Le steli, animate dal plenilunio,
appaiono nel biancor del marmo
e par che lancino dall’etere,
l’orgasmo umano — Pace — Pace.

Cianciane (Ag), 1958

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Poesie dal fronte

Piero Torresan – lo non ho mai parlato con te, Signore

Piero Torresan
lo non ho mai parlato con te, Signore
(Seconda guerra mondiale)

Io non ho mai parlato con te, Signore.
Mi dicevano che tu non esisti e io credetti che fosse vero.
Stasera però, quando stavo nascosto nel fosso di una granata, vidi il tuo cielo. Chi avrebbe detto che per vederti sarebbe bastato stendermi sul dorso?
È strano che non ti abbia incontrato prima ma solo in un inferno come questo. L’offensiva ci aspetta tra poco.
Mio Dio, non ho paura da quando ho scoperto che sei vicino.
Tardi ti ho scoperto… senza paura vado alla morte.

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Dario Sala – Per un mondo unito…

Dario Sala
Per un mondo unito…
E per incominciare Europa Unita
(Guerra e Pace)

Per un mondo unito
e per incominciare
EUROPA unita.
*
EU! EU! Europa
per la gente intelligente.
E per incominciare!
E per incominciare!
Europa, Europa, Europa
nuova patria.
*
Alba di un nuovo giorno
salve! …che mi porti
di nuovo tu quest’oggi
vorrei tanto che
fosse l’alba di quel dì
che per tutta l’umanità
TUTTA L’UMANITA
suonasse l’ora della libertà libertà
di vivere
in pace e armonia
per me, per te, per tutti
quanti e così sia.
*
E per incominciare!
E per incominciare
EUROPA, EUROPA, EUROPA
nuova patria.
*
Alba di un nuovo giorno
salve! …che ci porti
di nuovo tu quest’oggi
Vorremmo tanto che
Fosse l’alba di quel di
Che per TUTTA L’UMANITA’
suonasse l’ora della libertà
libertà di vivere
in pace e armonia
per voi, per noi,
1)er tutti quanti, e così sia.
Libertà di vivere in pace
e allegria per noi per voi
per tutti quanti e così sia.
*
E per incominciare!
E per incominciare
EUROPA, EUROPA, EUROPA
patria nostra… EU! EU!
Europa per la gente intelligente
EU! EU! EEEEE! UUUUU!
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Anonimo Friulano – El xe ciapà de baracca

Anonimo Friulano
El xe ciapà de baracca
(Prigionieri nei Lager tedeschi)

mai un antropologo
stufo de bater fiaca,
scriver volesse un’opera
sui "ciapai de baracca"
*
trovaria qua faragine
de sogeti i più rari,
con titoli accademici
o nobiltà de pari.
*
pensar che in altre epoche,

sti tipi originai,

i comierzava in spirito
e lustro de stivai!
*
Ma qua tra travi e tavole,
i ga cambià mestier,
chi no xe doto o nobile
xe almeno cavalier.
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Tratto da
Poesie dal fronte

Sempre dal giornale "La Baracca" questa poesia di un anonimo internato friulano. A Katzenau l’essere «ciapà de baracca» — spiega Maria Antonietta Clerici in una nota alla medesima — significa aver esaurito tutta la riserva di energia e di speranze che uno inconsapevolmente porta con sé quando arriva al campo. L’individuo giunto allo stato d’animo speciale si* dimostra irascibile e intrattabile. «El xe ciapà de baracca !» dicono allora gli amici con uno sguardo di benevolo compatimento.

Vladimir Nazor – Ode ai moderni garibaldini

Vladimir Nazor
Ode ai moderni garibaldini
(Resistenza in Croazia)

Tu paladino di libertà,
Torrente d’entusiastica giovinezza
Or mandi a noi di luce un caldo raggio
Dal tuo sepolcro.
Ed a noi giunge!… Poiché di noi
Sentisti, del dolor nostro;
E come un cavaliere
Del poema ariostesco,
A noi offristi il tuo soccorso.
Ed ora sui monti della Bosnia,
innalzano "garibaldini",
Il tuo vessillo e lottano
E muoiono con noi per l’avvenire
Repubblicano!

Tratto da

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Novello Rocchi – Fuggitivo

Novello Rocchi
Fuggitivo
(Seconda guerra mondiale)

Dietro di me, sentivo
Il rullio della mitraglia,
Grida, parole che non
Comprendevo, ma seguivo
A distanza l’eco. Abbandonai
Ogni cosa, lo zaino con tutto ciò
Che in esso teneva, cose che
Mamma date m’aveva.
Fuggivo, su quei sentieri
Sconnessi, attraverso boschi
E montagne brulle, ma seguivo
Il mio istinto, non sapendo
Quale futuro la in alto mi
Attendeva, una speranza
Fulgida mi sorreggeva.
Vagavo Sperduto in quella boscaglia
Di giorno il sole mi sorreggeva
La buia notte mi abbatteva,
le Fronde degli alberi difendevano
Il mio corpo dalla rugiada, ma le
Lacrime amare non riuscivo a
Trattenere. Raggiunsi un piccolo
Casolare a piè d’una scarpata
Una piccola donna coi segni
Della tristezza, espressa dalla
Sua gonna nera, nel suo sguardo
I segni di tanto pianto, guardava
La mia mano tesa. Che vuoi tu
"Italos" mio marito e mio figlio
Periti son dall’arma, non seppi
Rispondere, dall’urto che ricevetti
In cuore, preferii andarmene
Nascondendo con le mani la
Vergogna di tanto dolore.
Cercai Di allontanarmi in fretta, ma una
Mano decisa m’afferrò, "Ela"
Mi disse, "vieni" e scusami, non
Volevo offendere, maledetta guerra!
S’ho che anche tu, lontano hai
Una mamma che ti aspetta.

Tratto da
Poesie dal fronte
Nodo Libri

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Novello Rocchi – A mamma mia

Novello Rocchi
A mamma mia

(Seconda guerra mondiale)

Un giorno partimmo,
dove e quando non sapemmo,
le armi erano il nostro bagaglio,
un altro giorno poi arrivammo.
Io mi guardai intorno,
là in fondo a quella strana via,
sapevo ch’era falsa chimera,
quella lunga macchina lontano,
portato mi aveva,
dalla casa e dalla
mamma mia.
*
Una grossa lacrima
mi sfuggì in quell’istante
raggiunse il labbro,
era tanto amara,
la ripresi con la lingua,
per riportarla dentro di me,
per custodirla in un
angolo del mio cuore,
per riportarla al mio ritorno,
al mio grande amore,
-Mamma".
*
Passarono i mesi,
passarono gl’anni,
tanti furono gl’affanni,
calpestammo quel suolo antico,
dove i Sommi savi cullarono,
della civiltà nostra e loro,
il nido. Dall’Olimpo Delfo,
d’orrore e di vergogna
ne fu pieno, veder scorrer
tanto sangue sul patrio suol,
Elleno.

Tratto da

Poesie dal fronte

Nodo Libri

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