Neri Tanfucio – O prete vegetale,

Neri Tanfucio

O prete vegetale,
Negromante cipresso.
Sia ch’ io ti miri austero
Lanciar sdegnosa la tua cima accanto
Al salice del pianto
Nel cimitero;
O ch’ io ti vegga in lunghe file doppie,
Processionante immobile drappello
Di non feconde coppie,
Fiancheggiare i sentieri aridi e muti
Di pauroso castello;
Sia che l’astro del giorno
O la pallida luna
Trepida con un raggio ti saluti,
Spira sinistra un’ aura a te d’ intorno
Di misteriosa quiete,
Ch’ io penso: Ah! m’ ingannai, non v’ è lacuna;
Anco le piante han tra di loro il prete.
Mi è grata l’ ombra negli estivi ardori,
Ma per me l’ ombra tua non ha conforti:
Ella m’ affligge; ella è ombra pei morti.
Grata m’ è pur la vista
D’ erbe feraci e di leggiadri fiori:
Mai non ne vidi crescere al tuo piede,
O longevo egoista;
Presso a te non alligna
Che strisciante, clorotica gramigna.
Quando miro le selve ove, raccolti
In amica famiglia,
Giovani faggi, àlbatri e pioppi annosi
Veggo uniti intrecciarsi in amorosi
Nodi coi rami folti,
Penso: il Cipresso a quelli non somiglia!….
Tu perfino all’innesto,
Ribelle e ad ogni lieta compagnia,
Ipocrita funesto,
Solo, freddo, composto, minaccioso
Ombreggi cupo la deserta via.
Guai se uno stanco arbusto
Cerca fra i rami tuoi dolce riposo!
Tu non ti pieghi, accogli le sue fronde
Tra la tenebra fitta
Che la tua densa chioma a lui nasconde;
Non piangi e non sorridi,
Ma lento, inesorato,
Dopo una vita afflitta ,
Soffocato lo uccidi.
Va’, chè Drùida, Dervis, Bonzo o Fachiro,
Spandi un’ aura letale a un modo istesso,
O Prete vegetale,
Negromante Cipresso.
Firenze, 1875.
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