Giuseppe Giusti – I sette peccati mortali

Giuseppe Giusti

I sette peccati mortali
Qui la Superbia, piena di se stessa,
dura, arcigna e diritta come un fuso,
passa e calpesta la folla sommessa.
Lì l’Avarizia, che raggrinza il muso,
e conta e trema in veste ricucita,
pascendo l’occhio d’un sacchetto chiuso.
Poi la Lussuria, stracca e rifinita,
co’ borsoni di piombo all’occhio osceno
e colla pelle incartapecorita.
Vien dopo l’Ira, che sputa veleno,
e grida al diavol che la porti via,
ogni sbarra spezzando ed ogni freno.
La Gola arrota i denti per la via:
lurida, guercia e secca allampanata,
Si lecca i labbri e annusa un’osteria.
L’Invidia, gialla come una frittata,
si mangia dentro e s’arrovella invano,
e tra gente che balla è disperata.
Con una trippa da Padre Guardiano,
l’alma Poltroneria, sudicia, grulla,
sbadiglia e canta colle mani in mano.

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