Giuseppe Giusti – Sonetti II

Giuseppe Giusti
Sonetti II
La noméa di poeta letterato
Tì reca, amico mio, di gran bei frutti,
il più soave è l’essere da tutti
lodato e cercato e importunato.

Il grullo, l’ebete, il porco beato,
Lo spensierato, ed altri farabutti,
Fanno in pace i lor fatti o belli o brutti,
Ed hanno tempo di ripigliar fiato.

Ma l’ingegno che spopola e che spalca
E’l’asino d’un pubblico insolente
Che mai lo pasce e sempre lo cavalca.

E ‘ li bisogna, o disperatamente
e ar la,groppa a voglia della calca,
O dare in bestia come l’altra gente.

–***–
A notte oscura, per occulta Via
Volsi alla tua dimora i passi erranti,
Pur com’è stil dei dubitosi amanti
Te sospirando, o fior di leggiadria.

E mi ferì da lunge un’armonia
Di dolci suoni e di soavi canti,
Onde sull’ali del desio tremanti
Venne a starsi con te l’anima mia.

E tu parevi nelle care note
Confonderei sospiri, e dir parole
Che del pensier la mente si riscuote.

Ah compiangendo a chi per te si duole
Forse bagnavi di pietà le gote,
E le lacrime mie non eran sole.

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