Alberto Severi – Divina Commedia (Dante ci scusi)

Divina Commedia

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Dante Alighieri
Scusi
Lo giorno se n’andava, e l’aeroporto
toglieva i passegger ch’erano a terra,
dalle code al check-in. Piccino e storto
*
mi parve “per le bambole” (1): rinserra,
fra l’autostrada, messa perpendicola,
e lo Morello Monte (e lì ci atterra
*
a stento un deltaplano, o teste a bietola!),
giusto una pista: corta come un peto…
“Che vuoi, gli è l’aeroporto di Peretola!”
*
Così parlommi Eugenio, et il divieto
di sosta in piattaforma non curava,
sul 29 che, sanza fretta o impèto,
*
verso Fiorenza assiem ci trasportava.
E col “Vespucci” visto al finestrino,
nuòvo infernal viaggio i’ cominciava…
*
Stavolta non Maestro, ma maestrino
guidava me, dai modi lindi e sani,
non Duce ma ducetto (sinistrino
*
però, sia chiar!): l’ubiquo Eugenio Giani.
Esperto un po’ di tutto, anche di Dante,
intanto disquisiva d’aeroplani.
*
“Bisogna far la pista più abbondante.
Fiorenza non ha inver cose più urgenti.
Lo so che a Sesto e a Prato è ridondante
*
e invisa al…. Vituperio delle genti,(2)
ma Eurnerkian (3) vuol la pista per Natale,
o tusci di provincia ognor scontenti!
*
E se non parallela: diagonale,
secante, sinusoide, a zig-zagate,
tangente (ma nel senso non penale…) (4)
*
O musi lunghi, o gufi, or rosicate! (5)
E te, Dante, ‘un fa’ l bischero, sorridi.
Qui si parrà la tua nobilitate.”
*
“Perché?? Ch’ agg’ io da fare in questi lidi?”
Subito m’allarmò cotal manfrina,
siccome in vita mea sempre m’avvidi
*
che quando alcuno spalma vaselina
e fa: “nobilitate!”, oppur: “sei grande!”
finisce che ti metti a pecorina,
*
calando pur tu stesso le mutande.
“Non vorrai mica dire, cazzarola,
che pure questa volta, in queste lande,
*
ai giovini italian che in uggia han scuola
io debba strologare una Commedia
da digerire con la coca-cola!?”
*
Eugenio fece un balzo sulla sedia
del bus dov’era assiso traballante.
“Ma degg’io legger tibi Wikipedia?
*
O nini, ‘un tu se’ Moccia: tu se’ Dante! (6)
E ‘ son venuto apposta a te cercare,
per farti in questo Inferno da badante,
*
perché tu scriva il diario del tuo andare,
chè poi sopra il Corrier, nel mese pazzo
d’agosto, ardisca Ermini il pubblicare. (7)
*
E’ ovvio che dovevi farti il mazzo!”
“Vai! c’era, lo sapéo, la fregatura!
Poi dice sembra sempre che m’incazzo
*
in ogni statua mia, ‘n ogne pittura! (8)
A questo punto ancor di più mi piglia
di entrar costì in Fiorenza la paura!”
*
“Codesta strizza, credi, è solo figlia
del non sapere: in somma, di ignoranza”,
mi rincuorò, volgendo a me le ciglia.
“Pur’io ignorante fui, che dalla stanza
dello liceo cacciàronmi per mesi.
Eh, già! Monello, e pieno di insolenza,
*
io era tra color che son sospesi. (9)
Se adesso ne so più d’ Umberto Eco (10)
è stato per la briga che mi presi*di fare alle serali algebra e greco.”
“Bravo! Però anco tu una bocciatura
l’hai presa di recente”, osservai, bieco.
*
“Volevi fare il sindaco, è sicura
l’indiscrezione, dài, lo sa anche il gatto,
Renzi t’illuse, e poi non se ne cura…
*
E lì ci va Nardella, quatto quatto”.
Eugenio vacillò, ma strinse il dente.
“Gli è vero, ci tenevo come un matto.
*
Tu vedi che di Silvio il carente
livel dei candidati (e i nomi ‘un fo)
di vincer quella posta ci consente,
*
da sempre, anche se candidi Pio Pò. (11)
Domenici, per dir, lo fe’ dieci anni
il sindaco. Anzi… che non lo so?
*
Lo fece il Cioni, inver, con tanti danni,
e i dossi spacca-coppa, pel pedone… (12)
In sala di Clemente (13), nei suoi panni,
*
andovvi poi lo Ras: d’elezïone
primaria opposto – Renzi – a Gianni Galli,
l’emerito dei viola portierone. (14)
*
Però pisano, e dunque: dalli dalli!
Io non Leonardo, non Matteo io sono,
però poteo ballare anch’io quei balli.
*
Ti pare? Che non ero forse bòno?”
“Che dici!? Avei da avere un nulla osta.
Non ce l’ha’ avuto, pace”, dissi a tono.
*
“Massì, pazienza”, fe’, con faccia tosta.
E qual è quei che disvuol ciò che volle
e per nòvi pensier cangia proposta,
*
disse: “Chi se ne frega di quel Colle!”
(perché Palazzo Vecchio è un po’ rialzato,
forse per dominar meglio le folle…
*
ma “Colle”, francamente, è esagerato.)
“Comunque, ritornando alle tue chèche,
ti spiego perché se’ un raccomandato.
*
E dunque ‘un devi far tragedie greche.”
Spiegommi: “Fra le mille e mille cose
che fo – convegni, mostre e mosche cieche,
*
e gemellaggi all’orto delle rose (15) –
son pure uno provetto spiritista,
chiappafantasmi, e medium monodose.
*
Orbene, l’altro ieri metto in pista
una seduta, come il Mortadella
fe’ quando Moro prese il Brigatista, (16)
*
e donna io evocai, superba e bella,
tal che di comandare io la richiesi.
“Quella Puccini, no! Peggio che Stella!”
*
Così gemea, e, d’acchito, non l’intesi.
Ma poi capii: la fiction su sua storia
le avea nell’oltretomba i sensi offesi.
*
Stella è Martina, Puccini è Vittoria:
attrici fiorentine. E la seconda,
con presunzione e fuffa mista a boria,
*
fe’ la Fallaci nella messa in onda. (17)
“O anima cortese ma toscana”,
sfogatasi, riprese più profonda,
*
“lasciamo stare ormai quell’empia trama,
quel suo di me pietoso blaterare.
Lo so che mia Fiorenza più non m’ama,
*
ma a trarla fuor d’Inferno vo’ provare.
C’è Dante a giro, il suo fantasma trova.
I’ son l’Oriana che ti faccio andare,
*
e per far la frittata, rompi l’òva.
Ei deve in quel bordello fare un giro,
anzi un girone o due. O di più. Prova!
*
Poi scriver tutto, e metter sotto tiro
peccati e peccatori, il vizio e il dòlo.
In fondo, è un de’ pochissimi che ammiro
*
esser di me più bravo, forse il solo”.
Finì il racconto Giani, e scese giue,
dal bus, e col suo dir mi rese il volo.
*
“Or sì, che un sol volere è d’ambedue!
Tu duca, tu segnore, e … oggiù: maestro”.
Sì l’adulai, e poi che mosso fue,*cascai dal bus con lui, goffo e maldestro”.

Note

1) L’aeroporto “”Amerigo Vespucci””, o “”di Peretola””, come lo hanno sempre chiamato i fiorentini dal nome della località in cui si trova, è un piccolo “”city-airport”” ad un tiro di schioppo dal centro cittadino. I pisani, titolari di un aeroporto internazionale (il “”Galileo Galilei””) lo hanno sempre irriso. Memorabile, in occasione di un derby calcistico fra le squadre delle due città, il beffardo striscione issato dai tifosi nerazzurri: “”Vu’ cciavete l’aeroporto delle Barbie””.
2) Per Dante, giusta l’invettiva della Divina Commedia, è sinonimo di “”Pisa””. Per i livornesi il sinonimo è un altro, di smaccata evidenza scatologica . Giani allude qui alla contrarietà di Prato e Sesto fiorentino al previsto ampliamento dell’aeroporto di Firenze, per il timore che la nuova progettata pista “”lunga””, orientata parallelamente all’autostrada A11, comporti disagi e pericoli per gli abitanti dei loro territori. La contrarietà di Pisa deriva invece dal timore che il “”Vespucci””, ampliato, sottragga passeggeri e risorse al “Galilei”. Non solo “”bambole”” (Barbie).
3) Nome qui del dèmone, originario della tradizione argentina, divenuto proprietario unico degli aeroporti di Pisa e Firenze.
4) Sull’orientamento della nuova pista del “”Vespucci”” le idee sono sempre state assai confuse, a dispetto dell’ovvietà, e inevitabilità, dell’opzione “”parallela””. Poi dice l’esprit de géométrie.
5) Qui Giani, da buon renziano, utilizza per stigmatizzare i veri o presunti avversari i coloriti epiteti coniati dal Capo (o meglio, da lui abilmente attinti dal gergo giovanile-giovanilista). “”Musi lunghi”” sono gli eterni pessismisti restii ad ogni cambiamento. “”Gufi”” sono gli jettatori profeti di disgrazie, che sempre si augurano di evocare con le loro stesse parole esiti fallimentari per le azioni dell’avversario. “”Rosiconi”” sono gli invidiosi dei successi altrui. Il mix di tutte e tre le categorie può anche essere definito, con buona approssimazione: “”Susanna Camusso””.
6) “”Tibi””: latinismo per “”a te””. Wikipedia: popolare enciclopedia on line, non esserci equivale e non esistere, c’è pure la voce: “”Dudù, barboncino della Pascale””. Moccia è Federico Moccia, romanziere (“”Tre metri sopra il cielo””). Stessa caratura di Dudù. Su Wikipedia, ovviamente, c’è.
7) Paolo Ermini, direttore del “”Corriere Fiorentino”” e istigatore della presente parodia dantesca. Non so se su Wikipedia c’è.
8) E’ noto che non esiste sulla faccia della terra un ritratto scolpito o dipinto del Poeta che non lo restituisca all’aspetto fieramente incazzato.
9) La “”sospensione”” scolastica, per motivi disciplinari, un tempo frequente, pare venga oggi comminata in casi straordinari, e di fatto solo per strage, genocidio, procurata catastrofe planetaria.
10) Coltissimo intellettuale torinese, narratore e saggista, autore di svariati best-seller, di cui solo uno leggibile: “”Il nome della rosa””.
11) Buffo nome-cognome di invenzione popolaresca, per designare un signor nessuno, uno qualunque, una nullità. Pare sia il velenoso soprannome affibbiato da Renzi a Stefano Fassina.
12) Leonardo Domenici, sindaco diessino di Firenze dal 1999 al 2009. Graziano Cioni, assessore e uomo forte della giunta, poi vicesindaco, detto “”lo sceriffo””: secondo i più, fu lui a gestire di fatto l’amministrazione della città, mentre Domenici si riservava un profilo di alta rappresentanza, anche a livello nazionale e internazionale. I dossi artificiali in corrispondenza degli attraversamenti pedonali, atti a far diminuire la velocità dei veicoli, sono il suo lascito perenne alla città, e una perenne insidia a semiassi e coppe dell’olio (“”spacca-coppa””).
13) La sala di Clemente VII, in Palazzo Vecchio, è, tradizionalmente, l’ufficio del sindaco di Firenze, sebbene di recente sia stata temporaneamente abbandonata in favore di una sistemazione più low-profile.
14) Qui Giani chiama scherzosamente (?) “”ras”” , con termine mutuato dall’aristocrazia etiope e utilizzato in seguito per designare il capo di un’organizzazione a struttura gerarchica autoritaria, il suo leader di partito Matteo Renzi. Rammentandone l’elezione “”primaria”” (cioè attraverso le primarie di partito) a sfidante (poi vittorioso) del candidato sindaco del centrodestra Giovanni Galli, ex portiere della Fiorentina poi passato al Milan, di origini pisane. Quando si dice che uno vuol perdere facile… Rispetto a G.G., Pacciani avrebbe avuto più chances.
15) Si allude qui al giardino delle rose situato sotto piazzale Michelangelo, una porzione del quale è sistemato a giardino zen in collaborazione con la città di Kyoto, gemellata con Firenze dal 1964.
16) Si intenda: come Romano Prodi (soprannominato dagli avversari “”il Mortadella””) fece quando il Brigatista (i terroristi delle Brigate Rosse) prese, cioè rapì Aldo Moro. Allusione all’oscuro episodio della seduta spiritica ordita da alcuni esponenti democristiani durante il sequestro dello statista poi ucciso dalle Br, nel 1978. La seduta, che vide Prodi fra i partecipanti, doveva servire ad assumere elementi per rintracciare la prigione dove Moro era tenuto sotto sequestro. E sorprendentemente li dette, pare (“”Gràdoli””, inteso come via Gràdoli, a Roma), ma vennero curiosamente (?) equivocati (Gràdoli, paesino della Tuscia romana).
17) Il fantasma evocato di Oriana Fallaci, grande giornalista e scrittrice di origini fiorentine, mostra di non aver gradito l’interpretazione del suo personaggio fornita dalla concittadina Vittoria Puccini nella recente fiction di raiuno “”L’Oriana””. Ettecrédo. Ma checché ne dica O.F., forse Martina Stella sarebbe riuscita a fare di peggio. Ne ha tutte le capacità.

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