Primo Levi – Autobiografia

Primo Levi

Autobiografia

Un tempo io fui già fanciullo e fanciulla, arbusto,
pesce che salta fuori dal mare"
(da un frammento di Empedocle)

Sono vecchio come il mondo, io che vi parlo.
Nel buio degli inizi
Ho brulicato per le fosse cieche del mare,
Cieco io stesso: ma già desideravo la luce
Quando ancora giacevo nella putredine del fondo.
Ho ingurgitato il sale per mille minime gole;
Fui pesce, pronto e viscido. Ho eluso agguati,
Ho mostrato ai miei nati i tramiti sghembi del granchio.
Alto più di una torre, ho fatto oltraggio al cielo,
All’urto del mio passo tremavano le montagne
E la mia mole bruta ostruiva le valli:
Le rocce del vostro tempo recano ancora
Il sigillo incredibile delle mie scaglie.
Ho cantato alla luna il liquido canto del rospo,
E la mia fame paziente ha traforato il legno.
Cervo impetuoso e timido
Ho corso boschi oggi cenere, lieto della mia forza.
Fui cicala ubriaca, tarantola astuta e orrenda,
E salamandra e scorpione ed unicorno ed aspide.
Ho sofferto la frusta
E caldi e geli e la disperazione del giogo,
La vertigine muta dell’asino alla mola.
Sono stato fanciulla, esitante alla danza;
Geometra, ho investigato il segreto del cerchio
E le vie dubbie delle nubi e dei venti:
Ho conosciuto il pianto e il riso e molte veneri.
Perciò non irridetemi, uomini d’Agrigento,
Se questo vecchio corpo è irriso di strani segni

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