Anonimo Palestinese – Polvere da sparo

Anonimo Palestinese

Polvere da sparo

A colui che scava nella ferita di milioni la sua strada

A colui che sul carro armato schiaccia le rose del giardino

A colui che di notte sfonda le finestre delle case

A colui che incendia l’orto, l’ospedale e il museo

e poi canta sull’incendio.

A colui che scrive con il suo passo il lamento delle madri

orfane dei figli,

vigne spezzate.

A colui che condanna a morte la rondine della gioia

A colui che dall’aereo spazza via i sogni della giovinezza

A colui che frantuma l’arcobaleno,

stanotte i bambini dalle radici tronche,

stanotte i bambini di Rafah proclamano:

noi non abbiamo tessuto coperte da treccia di capelli

noi non abbiamo sputato sul viso della vittima

(dopo averle estratto i denti d’oro)

Perché ci strappi la dolcezza

e ci dai bombe?

E perché rendi orfani i figli degli arabi?

Mille volte grazie.

Il dolore con noi ha raggiunto l’età virile

e dobbiamo combattere.

Il sole sul pugnale di un conquistatore

era nudo corpo profanato

e prodigava silenzio sul rancore delle preghiere,

intorno facce stravolte.

Urla il soldato della leggenda:

“Non parlerete?

Bene! Coprifuoco tra un’ora”

E dalla voce di Ala’uddin esplode

la nascita dei guastatori bambini:

io ho buttato una pietra sulla jeep

io ho distribuito volantini

io ho dato il segnale

io ho ricamato lo stemma

portando la sedia

da un quartiere…a una casa…a un muro

io ho radunato i bambini

e abbiamo giurato sulla migrazione dei profughi

di combattere

finché brillerà nella nostra strada il pugnale di un

conquistatore.

(Ala’uddin non aveva ancora dieci anni)

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