Keorapetse Kgositsile – Una nuova era

Keorapetse Kgositsile
Una nuova era

Le domande che ci siamo sempre poste
Ci assalgono come amanti impazienti
di notte quando non possiamo intorpidirle
Neanche con spiriti usciti da una bottiglia o dalla terra

Quando nelle nostre teste si innalzano spesse nebbie
di disperazione

Quando la lotta diviene la bevanda inebriante che ne consegue
O quando il calore tra le gambe di una donna consenziente
succhia nelle sue profondità la nostra avida fretta
Ricordati, compagno comandante dal facile sorriso
Che questo è dolore e declino dello scopo prefisso

Ricordati durante il rituale di bastoni, botte e spari
Che i segugi del Mostro Vorster hanno scritto
Soweto sul ventre del mio suolo
Con il sangue indelebile non sono più di una morte prematura.

Il passato è altrettanto tempestoso
Chiedi a qualunque viaggiatore che ricordi
La nostra missione oggi è di domarlo
Con la libertà martellata sino all’acciaio nei nostri occhi

Ricordati Poeta
Quando alcuni tuoi colleghi si riuniscono
Non parlano delle glorie del passato
Ci arrotolano la loro lingua
In banalità o deliranti parole idealiste
Sul cambiamento per caso o sulla bellezza
O sulla perversione che tu chiami amore
Che altro non è
Se non un casuale accoppiamento di parassiti
I giovani il cui sguardo non riflette né giovinezza né paura.
Gli operai il cui canto di pace
Ora scava le tombe per i mostri fascisti dalle croci dorate
Con precisione ed un intento da artisti
Sanno ora che il passato è tempestoso
Dobbiamo domarlo ora
Chiedi agli sguardi pieni di libertà

Dì a coloro che hanno orecchi per intendere, dì loro
Dì loro che il mio popolo è un giardino
Sorto dalle radici rancide del rapimento e delle rovine
Dì loro che alla stagione senza piogge
Le foglie seccheranno e cadranno fecondando il suolo
I cui fiori nuovi neri, verdi e gialli
Sono il canto di fede di un operaio
Alla terra che ti ha fatto nascere.

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